Universität è meglio di university

In quale città augurarsi, magari soltanto sognare, che i propri figli frequentino l’università? Dove fare il dottorato? Cambridge, Boston, Oxford, Londra, Stanford? E se l’opportunità fosse più vicina e impensata? Ad esempio Stoccarda o Monaco di Baviera.

Perché fuori dalle scuole tedesche c’è un’industria leader mondiale in molti settori: automotive, elettronica, biotecnologie, fonti rinnovabili, per citare quelli più attuali. Durante gli studi ci si confronta e si lavora con aziende innovative che accoglieranno in seguito gli studenti migliori.

E poi perché il territorio rispetta uomo e natura, perché la società ha regole chiare, perché c’è un’offerta completa, conveniente e facilmente accessibile di servizi, trasporti, assistenza medica, nonché di divertimento, cultura, tempo libero, oltre ad una varietà di negozi e ristoranti.

Dimentichiamo i luoghi comuni di una Germania dove si mangia male: i ristoranti sono la migliore espressione delle cucine di tutto il mondo e hanno prezzi molto ragionevoli.

Spesso riteniamo l’America la nazione più industrialmente avanzata, oppure Londra il centro dell’Europa, dove succede tutto quello che conta. Invece, al di fuori delle classiche e rinomate metropoli, gli Stati Uniti ricordano le nostre province depresse del dopoguerra, molte aziende sono sorprendentemente obsolete.

Londra è una città abitata da stranieri, privilegia la contaminazione creativa e lo scambio, ma rimane un’isola, un “non luogo” come lo definirebbe Marc Augè, un isolato ed immenso “aeroporto” metropolitano, senza industria ed economia produttiva. Nei paesi anglosassoni alcune università sono eccellenti, ma fuori c’è il deserto.

In Germania le università vivono in un territorio, in una città e in una società che già oggi sono modelli da imitare per il nostro futuro. Come Marcovaldo, l’italiano che atterra per lavoro in Germania rimane incantato: vola con un piccolo aeromobile da Verona all’aeroporto di Monaco, e da lì, dal vero hub europeo esempio di efficienza e modernità, riparte poi verso qualsiasi destinazione.

Oppure si ferma per fare affari e trova aziende che accolgono con entusiasmo le innovazioni e le novità. Intanto l’aeroporto di Malpensa perde i pezzi e i passeggeri: a pochi anni dall’inaugurazione ricorda quelli dell’ex Unione Sovietica.

Solo dieci anni fa quello di Stoccarda era uno scalo periferico, per i voli interni, con una piccola tenso struttura per il check-in: oggi ha vari terminal e centinaia di voli quotidiani, alberghi, parcheggi multilivello compreso uno avveniristico targato Bosch che sovrasta l’autostrada. Incorpora anche un centro fiera di 110mila metri quadrati e 9 padiglioni, per 70 fiere all’anno compresa “Gelatissimo” e “Mondo Italia” che noi non siamo stati capaci di organizzare in Italia.

A Stoccarda hanno recentemente inaugurato i musei Porsche e Mercedes, in edifici che già all’esterno valgono una visita senza bisogno di un biglietto.

Siccome la città si sviluppa su varie colline, la sera appositi tram hanno il ricovero delle biciclette per chi, tornando dal lavoro, vuole evitare la salita dopo la facile discesa mattutina. Non si contano le piste ciclabili, i parchi, oppure i boschi e i sentieri nei vari quartieri della città.

L’attenzione all’ambiente è maniacale. Ogni giovedì fuori dalle case i sacchetti gialli (per la plastica), il venerdì quelli verdi (per la carta): saranno prelevati dalla nettezza urbana che riciclerà il contenuto.

In palestra ci sono spazi ricreativi per i bambini, con maestre pedagogiste che li intrattengono mentre le madri fanno una sauna o il corso di pilates. Costo mensile: a partire da 29 Euro. Forse è il caso di digitare su Google “Universität”, non “university”.

21 dicembre 2009


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