Una fabbrica di carta per le utopie di imprenditori e scrittori

“Fabbrica di carta” è una raccolta di scritti che raccontano l’Italia industriale, soprattutto nel periodo aureo che Giuseppe Lupo, uno dei curatori insieme a Giorgio Bigatti, individua nell’intervallo che va dalla pubblicazione di “Tre operai” (1934) di Carlo Bernari alla “Dismissione” (2002) di Ermanno Rea.
Fabbrica di carta è già un ossimoro, soprattutto nella nostra provincia dove la fabbrica è avversa alle “carte” (e non a caso a Brescia la laurea è colloquialmente chiamata “il pezzo di carta”), scettica verso scrittori e intellettuali, diffidente nei confronti della cultura in genere, tanto che spesso l’impresa locale ha trascurato la formazione, e ha snobbato il rapporto con le università perdendo numerose opportunità.
Eppure solo in Italia gli scrittori e i poeti si sono confrontati così a lungo e da svariate prospettive – impiegato, operaio, funzionario, imprenditore, intellettuale – con la fabbrica, intesa come luogo di lavoro e come sistema di valori, di scontro generazionale e di classe, di cambiamenti sociali profondi perché con un’accelerazione straordinaria lo sviluppo industriale post bellico ha portato il nostro Paese dalla fame e dall’analfabetismo al primato di superpotenza mondiale. Ancora oggi, ricorda Antonio Calabrò nella prefazione, nel manifatturiero in Europa siamo secondi solo alla Germania e, anzi, proprio grazie alla tenacia del manifatturiero, sopravvissuto a 60 anni di rivoluzioni, crisi e politica anti imprenditoriale, riusciamo comunque ad attutire gli effetti della recessione globale. Ne sa qualcosa l’Inghilterra che oggi rimpiange l’errore di aver lasciato morire interi settori a favore di un’economia di servizi. Oppure l’America che addirittura parla di “manufacturing renaissance”, di rinascimento manifatturiero, mentre si fa reshoring, cioè rientrano intere produzioni un tempo trasferite in Paesi che nel frattempo sono diventati meno convenienti…(continua)

Leggendo questo libro ci si rende conto ancora di più di aver perso una grande occasione: Adriano Olivetti, Oscar Sinigaglia, Vittorio Valletta, Enrico Mattei potevano essere i capostipiti del nostro rinascimento industriale, perché solo noi nel mondo sappiamo coniugare arte e fatica, mescolando motivazione e amore per il bello, competenza e follia, dedizione e passione. E capiamo che molti autori sono ancora trascurati, stretti dentro categorie quasi settoriali, specialistiche, anche perché poco classificabili all’interno di canoni, ideologie, generi e definizioni.
Merito soprattutto di Giuseppe Lupo se molti di loro ritrovano qui la giusta rivalutazione: Leonardo Sinisgalli, Luciano Bianciardi e Ottiero Ottieri fra gli altri.
Infatti da molti anni Lupo si occupa di approfondire il confronto interdisciplinare tra la letteratura e le arti figurative, l’architettura, il design industriale e la pubblicità.
In particolare studia la letteratura all’interno dello sviluppo industriale italiano, fino al confronto-scontro tra utopia e cultura industriale: nel senso, come direbbe Fortini, di una volontà che si traduce in azione, homo faber che vuole modificare il mondo quando risulta inaccettabile, non si arrende e combatte tra la speranza e il “rifiuto superbo o deluso, eroico o compensatorio”. Chi è in fondo l’imprenditore se non anche un visionario che vuole cambiare e migliorare se stesso e il mondo?
Gli autori di questa antologia sono spesso divisi tra “utopia e disincanto” direbbe Magris: bastano i brevi frammenti dei loro dimenticati capolavori per capire che sapevano essere ”genio e santo” per citare ancora Fortini, cioè calati nel mondo eppure proiettati verso il riscatto della fine dei tempi. Sapevano leggere il contemporaneo e insieme il futuro (soprattutto Bianciardi che ne “La vita agra”, datato 1962, sembra citare i nostri tempi), con una lucidità solo apparentemente cinica, in realtà carica di poesia.
“La letteratura non deve servire a niente”, tuonerebbe Manlio Cancogni che ha visto passare un intero secolo.
No, le pagine e la scrittura di questi intellettuali-artigiani e scrittori-impiegati è resistenza, perché la vera letteratura può aiutarci a sopravvivere. E a immaginare, nonché inseguire subito dopo, un futuro migliore.

“Fabbrica di carta.
I libri che raccontano l’Italia industriale”
a cura di Giorgio Bigatti e Giuseppe Lupo
Editori Laterza, Euro 20,00

20 luglio 2013


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