Tratto da “Lettere al direttore” del Giornale di Brescia (10 gennaio 2010)

Egregio Direttore,

Le invio questa lettera in risposta all’articolo pubblicato nella sezione Economia di domenica 3 gennaio 2009 a firma Alberto Albertini dal titolo ” Ah. se la sera qualcuno avesse spento le luci…”

Sono un bresciano di 31 anni, figlio di un imprenditore, che dopo aver lavorato per cinque anni in azienda a Brescia, ha conseguito un MBA (Master in Business Administration) a Boston ed dal mese di settembre e’ in cerca di una nuova occupazione E’ mia personale opinione che i giudizi riportati in questo articolo siano espressione di una visione economica confusa, qualunquista e pericolosa per la realtà’ economica bresciana.

I motivi di questa dura presa di posizione si possono riassumere nei seguenti punti:

  1. E’ assolutamente improprio attribuire ad una non ben definita categoria di “manager formati nelle business school” la colpa della recente grave crisi economica e degli spericolati atteggiamenti tenuti da alcuni manager.
    Si dovrebbe in alternativa invece sottolineare la grave mancanza di regolamentazione dei mercati e discutere di quanto il sistema dei bonus decisi dai consigli di amministrazione possa essere una leva per riposizionare sul lungo termine gli obbiettivi di profitto.
  2. E’ banale e scorretto pensare che chi fa e insegna business in maniera professionale come accade negli Stati Uniti (e purtroppo a mio parere non da noi) sia un cieco speculatore e non un leader. La mia personale esperienza per esempio e’ stata contraddistinta da nottate intere di studio dedicate alla Responsabilità’ sociale d’impresa, alle regole etiche finanziarie, allo sviluppo dei trend ecologici nel business e ai modelli comportamentali da vero leader che un manager del futuro deve avere rispettando le persone, le loro motivazioni e aspirazioni
  3. Mistificare coloro che gestiscono le aziende utilizzando in larga misura numeri, grafici e tabelle di excel significa non sapere come operano le aziende modernamente organizzate che sviluppano innovazione nel mondo. Concordo con il fatto che essere leader significhi anche molto altro, ma senza tali strumenti difficilmente si puo’ al giorno d’oggi svolgere in maniera accurata, mirata e positiva qual si voglia attività’ economica, se non in maniera pericolosa e dilettantistica.

In conclusione sottolineare quelli che spesso sono i limiti dell’imprenditoria italiana e bresciana (mancanza di professionalita’ e competenza in termini di business, ristrettezza di visione strategica e scarsa predisposizione ad innovare e a delegare ai dipendenti) come particolari qualità’ da rimpiangere sembra la strada perfetta per suggerire ai molti giovani bresciani che come me cercano la fiducia per sviluppare nuovi modelli di business di emigrare all’estero e spegnere davvero le luci a molte nostre aziende che con merito fondate dai padri nel passato ora urgentemente necessitano di cambiamenti e innovazioni per competere nell’economia globale.

> Leonardo Ratti
> Graduate MBA Class of 2009
> HULT International Business School
> Formerly the Arthur D. Little School of Management

26 gennaio 2010


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