Gli uomini che non si voltano di Gaetano Savatteri

“Il potere è la maniera più compiuta e densa di assaporare la propria vita”, dice il presidente Momò Casesa (il tipico “saggio” delle consultazioni, delle assemblee, dei partiti e dei congressi), nel capitolo clou de “Gli uomini che non si voltano”, titolo montaliano del terzo romanzo di Gaetano Savatteri, giornalista milanese cresciuto in Sicilia. Un aforisma all’interno di un dialogo esemplare per capire la politica, definita un fiume dove “…o stai dentro o stai fuori.

Se stai dentro allora nuoti, rallenti, vai sotto il pelo dell’acqua, riemergi, ma senti che il fiume è più forte di te. Senti che dietro la prossima ansa o dopo l’ultima rapida potrai riemergere, trionfare, primeggiare”. Dunque dalla politica non si esce mai, se ci si mette temporaneamente sulla riva è per “prendere fiato, per studiare il corso del fiume, per interporre una diga o una chiusa, per deviarne il corso a tuo vantaggio. Stare sulla riva non significa uscirne, significa solo aspettare”.

Spegniamo il TG e accendiamo questo libro, tra l’altro pregevole anche nella ricerca espressiva e linguistica dei numerosi personaggi, perché ci aiuta capire meglio della cronaca contemporanea e nauseante i principi filosofici, le motivazioni più autentiche, l’inevitabilità di conseguenze originate da episodi minimi, che sottendono la politica e l’esercizio del potere, tra l’altro già tutti definiti nell’Antigone di Sofocle, un testo spesso citato da Placido, con Aurelio e Silvestre uno dei principali protagonisti.

Tutti ex compagni di liceo e università a Palermo, negli anni del Movimento della Pantera e dell’Antimafia che seguì la stagione delle stragi, hanno la medesima formazione ma si incontrano dopo alcuni anni con diverse carriere e principi. Li accomuna temporaneamente la necessità di indagare su alcune lettere minatorie. Aurelio infatti è diventato suo malgrado parlamentare, ereditando il sistema di favori e “clientes” del padre; Silvestre, giornalista, ne è il portavoce e Placido ha fatto il poliziotto prima di essere sospeso per una intercettazione dove si fa il suo nome.

Il passato, i loro amori, le loro meschinità e fragilità, la ragnatela di relazioni che ognuno si porta appresso, li trascinano in una storia costruita su più livelli e voci che finirà male per uno di loro (ma in fondo per tutti), in un sistema opprimente, dove sembra esistere un vertice con una strategia e finalità, mentre è “solo” la risultante visibile di tanti interessi, ambizioni, brame, ottusità, come parole disperse singolarmente ma parte di un unico testo che alla fine si manifesta nella loro combinazione.

È l’onorevole Fortunato Vella a definire questi “libri degli uomini”, dove c’è scritto tutto: “passione, odio, gelosia, l’ambizione…libri che uno si vergogna a leggerli. Cose piccole. Cose misere. Cose da pezzenti”. E che sempre impediranno, soprattutto ai siciliani – dice Vella – ma in fondo a tutti gli italiani aggiungiamo noi, di fare una rivoluzione, di cambiare davvero. Perché tutti bisognosi di privilegi e di favori che si pagano con la sudditanza, con l’impossibilità di lamentarsi se domani qualcuno otterrà ciò che avevi ottenuto tu, nello stesso modo, ieri.
Perché “a giro a giro, amico mio, tutti siamo sudditi e privilegiati, privilegiati ma sudditi”.

Gaetano Savatteri
“Gli uomini che non si voltano”
Sellerio
Pagg. 299, Euro 12,00

30 luglio 2009


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