Se il Centro che promuove tecnologia a Brescia ricorda la Cina di vent’anni fa

Il CSMT, acronimo dalla pronuncia ostica, è il tramite tra le imprese e l’Università di Brescia, per la ricerca applicata, la formazione e il trasferimento tecnologico: nei giorni scorsi ha organizzato un incontro con la città cinese di Ningbo, antico centro e porto commerciale nella provincia dello Zhejiang a soli 150 km da Shanghai. Per arrivare al CMST c’è un percorso a ostacoli: tra il parcheggio immerso nel fango quando piove, sempre esaurito perché serve la fermata della Metro e le Università di Ingegneria e Medicina, e tra le transenne all’ingresso del CMST, di fronte all’Università di Ingegneria, per i lavori di ripristino della pavimentazione. Mentre salta una pozza d’acqua e cerca l’entrata nascosta dalle transenne e dalle auto parcheggiate in ogni angolo utile, la collega laureata in lingue orientali che mi accompagna all’incontro dice: ”Mi sembra la Cina di vent’anni fa”.
All’ingresso non c’è né portineria né accoglienza. Ci si orienta ad intuito, all’italiana insomma. L’iniziativa è comunque lodevole: si costruisce un’alleanza accademica e industriale con Ningbo, una distretto che sta crescendo a ritmo impressionante, in visita a Brescia con importanti funzionari. In sala numerosi professori della facoltà di Ingegneria e i rappresentanti di imprese lombarde d’eccellenza, in uno scambio di presentazioni ed intenti. Tra i quali quello l’ambizioso di fondare un omologo CSMT anche in Cina, come ha fatto Dedalo Italian design, società bresciana di design che il 20 ottobre ha aperto la sua filiale proprio a Ningbo, e la strada a chi vorrà imitarla nella crescita internazionale. Perché i cinesi possono produrre e replicare tutto, ma hanno ancora bisogno della nostra creatività.
Un docente che ha visitato le fonderie di alluminio di Ningbo a settembre, mi  racconta di aver trovato aziende molto più progredite delle nostre. Però al termine della missione gli è stato chiesto di sgridare gli imprenditori locali in una conferenza ripresa dalla televisione, stimolarli ad imparare l’inglese, ad essere ancora più orientati verso le richieste del cliente, a investire ancora di più in innovazione.
Perché ora non è più vietato parlare di “sogno cinese”, purché si lavori sodo per raggiungerlo. L’ultimo sogno italiano risale agli anni Cinquanta.
All’uscita, dopo il tour dei laboratori universitari, non piove più, anzi ci accoglie il sole. I cinesi sono entusiasti, hanno già proposto due commesse importanti al CSMT.

Pubblicato sul Giornale di Brescia di martedì 19 novembre 2013, pag. 33, rubrica “Lettera dall’industria”

20 novembre 2013


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