Riprogettiamo l’Italia per il turismo

Arrivo a Malpensa da Atlanta, il più grande hub degli Stati Uniti. I turisti americani sono pochi e spaesati, da subito sorpresi del degrado e delle scomodità: non c’è nemmeno il cosiddetto “finger”, il connettore mobile tra la porta dell’aereo e il gate. Tutti in bus per fare pochi metri. Tempo fa, poco dopo l’ingresso che conduce al Castello di Brescia, davanti all’alto muro di sostegno, un americano in visita al nostro monumento più rappresentativo si fermò con la mano all’altezza di un metro dicendo: “a livello storico noi americani siamo qui”. Gli Stati Uniti sono un paese senza monumenti e opere artistiche, una nazione molto giovane, abile a creare altri miti ed epopee, valorizzando quanto hanno, dal paesaggio al cinema, dalla metropoli allo stile di vita libero e non convenzionale, on the road.  Nella top ten mondiale del turismo la Francia è da tempo al primo posto con 77 milioni di arrivi all’anno, gli USA al secondo con 60 milioni. L’Italia al quinto con un numero di visite che è quasi la metà di quello della Francia. L’Hotel Grand Hyatt di Dallas è molto comodo perché all’interno dell’aeroporto. Vista della camera sulle piste: niente di ameno, ma non avendo di meglio si costruisce uno spettacolo ad hoc che riesce comunque a suggestionare. Durante l’autunno, periodo morto a livello turistico, nel New England c’è il “foliage time”: le foglie degli alberi di sei stati del nord est mutano i loro colori, con contrasti di tonalità intense e cangianti, in uno spettacolo naturale aggiornato quotidianamente via internet con fotografie e condizioni meteorologiche di ogni micro area. Ma soprattutto organizzato da tour guidati con il supporto delle istituzioni locali, in appositi parchi nazionali e lungo le “scenic routes”, le strade scenografiche costruite appositamente. Nei prossimi vent’anni in America si prevede un raddoppio del numero di passeggeri sugli aerei. Ryanair vuole passare da 70 a 130 milioni passeggeri. Ma sembra che li voglia portare più dall’Italia nel resto dell’Europa che viceversa. Il complesso archeologico Santa Giulia patrimonio dell’Unesco è una notizia che riempie tutti d’orgoglio. Le grandi mostre non possono che aiutare. Ma è tutto il paese che deve rivedere la politica di sostegno al turismo affinché diventi una vera e propria industria, perché no la prima del paese. Magari partendo da aeroporti che siano luoghi attraenti, con collegamenti capillari e comodi, alberghi attrezzati, ristoranti gestiti dai nostri famosi cuochi, shopping center con i prodotti italiani, lussuosi o tipici che siano, spediti comodamente a casa in tutto il mondo.

18 novembre 2011


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