Il Rinascimento di Nicola Gardini: l’etica della letteratura

Rinascimento è per Nicola Gardini una cultura e non un’epoca, una mens che all’inizio viene coltivata da un’elite per l’esercizio e la nobilitazione del potere, ma diventa nel tempo patrimonio di una collettività (come dimostra la fortuna del termine negli ultimi secoli). Rinascimento è un cosmo semantico che possiamo ricostruire a partire da autori e testi, spesso anche marginali, scavando nella “santità della parola” che Garin riconosceva al filologo per eccellenza Angelo Poliziano. E infatti a Nicola Gardini interessa soprattutto come “il passato e l’identità acquistino significato attraverso la costruzione letteraria e la memoria di altri libri”. La letteratura assume così un compito etico, è un modo per ordinare e capire, prima il passato e immediatamente dopo il nostro presente. L’intento di Gardini è lo stesso di quello dei classici che omaggia: passare dalla sincronia di un autore alla diacronia della storia del pensiero, con una capacità di analisi e poi di sintesi che proprio il Rinascimento ha ideato recuperando i miti di Ippolito e Osiride: prima dilaniati e poi ricomposti in una nuova unità che include e al contempo supera l’ordine e l’insieme precedente.

Il saggio “Rinascimento” edito da Einaudi ha un pregio oggi molto importante: racconta la complessità e la varietà di un pensiero fondamentale, nella storia italiana prima e mondiale poi, in modo semplice e suggestivo, con uno stile fluido e coinvolgente. Perché Nicola Gardini, oggi professore di letteratura italiana all’Università di Oxford dopo un’esperienza italiana frustrante e picaresca che ci ha narrato nel romanzo autobiografico “I baroni”, è anche un raffinato scrittore, saggista, traduttore e poeta. Le sue numerose anime ricordano gli “uomini universali”, gli permettono di avvicinarsi agli autori, alla storia della critica, alle molteplici declinazioni del Rinascimento, sempre con una leggerezza che occulta il lavoro pesante di ricerca e selezione. Il libro è più un racconto che scorre come un romanzo piuttosto che un semplice saggio o manuale. Seppur di quest’ultimo conservi tutta la forza, tanto da potersi proporre anche come un ottimo testo universitario.

Per la prima volta si parla di Rinascimento come una presa di coscienza importante: il tempo accumula il passato e non riconosce più l’eternità riparatrice che il Medioevo dava per scontata. Il tempo non è più metafisico: è autentico nella storia vissuta dagli individui e non dalla società. Tanto che la missione primaria diventa la “contemplazione di quel che si è perduto”: l’uomo si fa “cacciatore di rovine”, corpo soggiogato alle leggi spietate del tempo, anche se a parlarne è papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini, che invece avrebbe dovuto abbracciare una visione escatologica e il classico contemptus mundi, un disprezzo per il terreno e il materiale. Il confronto e il pensiero libero diventano un antidoto a questa presa di coscienza, fino a quella ancora più drammatica che l’autore fa coincidere con Guicciardini e l’inzio di un’altra epoca. Quando nasce una nuova consapevolezza fondata sull’insicurezza e il disorientamento, una modernità che è ancora tale grazie alla “mutazione” radicale, parola che già allora assume un significato emblematico, propiziata dal Rinascimento. Nicola Gardini ci parla di classici, di libri, scrittori, poeti e artisti del passato, ma ancora una volta finisce per parlare di noi, a noi, qui e ora, facendoci capire l’importanza, l’attualità e “l’eternità” della migliore letteratura.

Rinascimento

Nicola Gardini
Einaudi
Pagg. 313
Euro 19,00

9 novembre 2010


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