SILVIO SOLDINI

È un regista originario del Canton Ticino nato nel 1958. A 21 anni abbandona gli studi e si trasferisce a New York per seguire definitivamente la sua passione per il cinema. Da questi primi studi nasce il cortometraggio Drimage (il più importante di una serie di sperimentazioni registiche, vincitore del premio Gaumont alla rassegna Film-maker). Il vero debutto nel lungometraggio è del 1989 con “L’aria serena dell’Ovest”, realizzato in seguito all’esperienza con il gruppo Indigena formato da giovani registi italiani. Dopo essersi fatto notare con l’opera prima, il successo si riconferma con “Un’anima divisa in due” (1993), in concorso a Venezia e coppa Volpi all’attore protagonista Fabrizio Bentivoglio. Nel 1997 è la volta de “Le acrobate” con la storia di un’amicizia tutta al femminile tra Licia Maglietta e Valeria Golino. Nel 2000 Soldini cambia registro e si apre alle dinamiche della commedia affidandosi ad una narrazione tragicomica che tiene il passo al ritmo del distacco ironico sulla realtà. Con “Pane e tulipani” conquista sia il pubblico che la critica internazionale e così può girare un film più impegnativo come “Brucio nel vento” (2002), tratto dal romanzo “Ieri” di Agota Kristof, racconto dolente dell’ossessione per una donna che sfocia in una passione con conseguenze drammatiche. Due anni dopo ritorna alla commedia con “Agata e la tempesta”, viaggio esistenziale di una donna che abbandona le proprie abitudini per vivere la vita più intensamente. Nel 2007 chiama Margherita Buy e Antonio Albanese e con loro realizza “Giorni e nuvole”  e nel 2010 dà vita a una storia drammatica di tradimento e crisi economica in “Cosa voglio di più”, interpretato da Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino e Giuseppe Battiston, mentre due anni dopo torna alla commedia surreale con il film corale “Il comandante e la cicogna”. Negli ultimi anni si dedica spesso al documentario girando “Il fiume ha sempre ragione” sulla vita di due editori stampatori, Alberto Casiraghi e Josef Weiss, e il docu-film sulla cecità “Per altri occhi”.

 


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