Piccola storia di un correntista qualunque in una banca dalla storia illustre

Sono un correntista qualunque di una banca dalla storia illustre. Da tempo mi rivolgo ai suoi funzionari per acquistare le azioni di aziende in Paesi emergenti: ad esempio Biocon, azienda farmaceutica indiana, Huawei in Cina, oppure il provider telefonico e internet MTN in Nigeria.
La trafila è sempre la stessa: puntualmente mi chiedono il codice Isin. Come scusi: il cliente deve dare agli esperti del settore il codice Isin? Mi trasmettono fin da subito un senso di superficialità e scarsa conoscenza. Mi rivolgo ad una delle prime banche d’Italia, che immagino tratti titoli mobiliari per miliardi di euro, mi aspetto di trovare dall’altra parte i massimi esperti.
Invece mi chiedono l’informazione più facile da recuperare. Io stesso la trovo digitando il nome dell’azienda in Google: solitamente il codice è nella prima o seconda posizione.
La persona alla quale mi rivolgo, mentre siamo al telefono, chiama in diretta quelli della “negoziazione”, nella prestigiosa sede immagino: sento che questi non conoscono l’azienda Huawei. Ma come, mi chiedo stupito per la seconda volta: il più grande colosso delle telecomunicazioni cinesi, voleva acquisire Ericsson, e poi Nokia, ma ha capito di non averne bisogno, può fare da solo talmente è solido, tecnologico e competente. E “quelli della negoziazione”, non sanno chi sia?
Secondo passo: puntualmente mi dicono che non possono acquistare l’azione, ad esempio perché in Cina operano solo sul mercato di Hong Kong.  Le altre borse, come Shanghai o Shenzhen, non le trattano (insieme le due borse fanno il secondo mercato azionario più grande del mondo dopo gli Stati Uniti).
Mi chiedo, con la terza domanda fatidica: se non investo oggi nei Paesi che hanno le maggiori opportunità di guadagno e di crescita, dove posso investire altrove? E che tipo di servizio offre la mia banca: acquistare titoli Fiat o Generali alla borsa di Milano? Grazie, per quelli posso fare anche io, facilmente e on line. Ho bisogno piuttosto di un servizio aggiornato con i tempi, calato nel mercato contemporaneo, coerente con la richiesta di clienti che evolvono.
Negli ultimi anni le banche hanno certamente aiutato le aziende, spesso però permettendo loro di indebitarsi senza controllo, divenendone alla lunga e per necessità “complici” nel tracollo finanziario mondiale, sottraendosi al ruolo tradizionale di sorveglianza e guida neutrale. In parte per pigrizia, ma forse anche per mancanza di competenze adeguate.

Rubrica “Lettera dall’Industria”, pubblicata sul Giornale di Brescia di Domenica 1 settembre, a pag. 40

1 settembre 2013


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