Luigi Zoja: Odia il prossimo tuo come te stesso

Luigi Zoja, psicanalista junghiano di fama mondiale, dedica l’ultimo libro a Umberto Galimberti. La sua riflessione è infatti contigua a quella del filosofo nonché collega psicanalista: parte dalla rivoluzione contemporanea del concetto di tempo, di corpo, di natura, di altro da sé, tipica dell’età della tecnica.

L’incipit di Zoja è una constatazione drammatica: il comandamento “Ama Dio e ama il prossimo come te stesso” non ha più senso perché, dopo la morte di Dio decretata da Nietzsche, è morto anche il prossimo. La persona che si può vedere e toccare è stata sostituita da un ologramma mediatico, da un avatar virtuale, si fatica a reggere uno sguardo, il tu che rivolgiamo a tutti nasconde in realtà una distanza incolmabile.

L’altro non è più in vista, è piuttosto visione, ad esempio esiste per antonomasia in quanto celebrity. Immersi in un eterno presente di privazione sensoriale, dalla compassione si è passati alla continua eccitazione del videogioco: un coinvolgimento illusorio, una falsa partecipazione. Il pensiero si fa sempre più astratto, una rete incomprensibile di nozioni tecniche e specialistiche rende tutti subordinati. E-mail, chat line, sms: “la tecnica rende accessibile in forma sempre più perfetta il testo, ma sempre più isolato dal contesto”.

L’alienazione cessa dunque di essere una patologia e si trasforma in uno stratagemma per sopravvivere, per sopportare il carico eccessivo degli stimoli, la mancanza fisica di tempo per conoscere davvero “le infinite nuove persone quotidiane”. Dalla spada che stava nelle mani di Achille a un semplice bottone: schiacciandolo muoiono migliaia di persone. Galimberti la chiama logica del “button pushing”: elimina l’empatia, rende l’eccidio un gesto meccanico, un lavoro invisibile che non ci riguarda. Anche la mano ha contribuito allo sviluppo del cervello, non solo viceversa, ma oggi il suo uso è sostituito dall’automazione esasperata, dal dito che preme le tastiere del telefono, del computer, del robot, purtroppo della bomba. Le imprese perdono empatia e umanità fino alla cosiddetta “psicopatia aziendale” (viene in mente il recente libro “Estensione del dominio di manipolazione” della filosofa Michela Marzano): la crisi mondiale degli ultimi mesi è stata provocata soprattutto da persone senza scrupoli e responsabilità, né tantomeno sensi di colpa verso chi danneggiavano.

Molti di loro hanno punti di contatto con i criminali e i pazienti psichiatrici gravi. Il viandante, l’esule, il naufrago, il viaggiatore, che un tempo avevano uno status privilegiato, sono respinti come invasori. Dopo l’imprenditore e il cittadino nemmeno il genitore è immune da questo allontanamento dal prossimo, dai figli che vede solo in un’ottica di esigenza sociale. I più grandi filosofi e pensatori mostrano da tempo l’epilogo inevitabile dell’uomo contemporaneo: noi li ignoriamo, continuiamo ad accelerare ma forse perché stiamo già precipitando.

Luigi Zoja
La morte del prossimo
Einaudi, pagg. 139, Euro 10,00

10 maggio 2010


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