Morte: fine o passaggio? Le lezioni raccolte da Ivano Dionigi

Ivano Dionigi, professore all’Università di Bologna e direttore del Centro Studi “La permanenza del Classico”, ci aveva già omaggiato di un libretto intenso che riportava gli atti dell’ultima conferenza pubblica di Giuseppe Pontiggia, quando – nel novembre del 2002 – quest’ultimo fu chiamato proprio a discutere della contemporaneità dei classici, forse il tema più caro allo scrittore.

Periodicamente il Centro Studi affronta temi cruciali, come il male, la natura, il destino, il divino, l’anima, l’amore, la parola, la legge, sempre con l’intento di scoprire “le proiezioni dell’antico nelle varie forme del sapere occidentale”. Più che scoperte sono conferme, molti principi non mutano da millenni, oppure ritornano visibili in trasparenza nei “trend” e cambiamenti che crediamo moderni.

L’ultima pubblicazione trascrive un ciclo di letture e lezioni dedicate a testi greci, latini, giudaico-cristiani su quella che Agostino chiamava la domanda delle domande: “Morte. Fine o passaggio?”, un interrogativo che ha attraversato l’intera tradizione classica, come dimostrano gli interventi eterogenei dello stesso Dionigi, di Massimo Cacciari, di Monsignor Ravasi, di Silvia Vegetti Finzi e di Alberto Malliani, tutti pieni di citazioni antiche quanto ancora esemplari e attuali.

Psicanalisi, religione, filosofia, medicina, storia della lingua, non importa l’approccio metodologico, prima o poi tutti i grandi pensatori, esegeti, profeti, poeti, scienziati si sono confrontati con la morte, e dunque con il lutto, il trascorrere del tempo, la fragilità umana ma anche un’innata aspirazione all’immortalità, ad esempio nelle opere letterarie e nella procreazione.

Il libro è in parte un omaggio indiretto a Alberto Malliani, il medico ricercatore scomparso recentemente, autore del testo molto profondo dal titolo “Sopravviviamo per le tracce che lasciamo”,  ancora più emblematico se si pensa che chi l’ha scritto non c’è più. Infatti Proust definiva la lettura un’amicizia sincera perché si rivolge “a dei morti, a degli assenti”, tanto da renderla disinteressata, quasi commovente.

Tutti gli autori comunque trovano nella brevitas del loro contributo, metafora del nostro essere transitori e dunque anche della necessità di essere essenziali, lo stimolo per una mini lectio magistralis che è facile immaginare declamata, alla guisa di un monito, e insieme di un canto nostalgico che tenta di reagire alla morte, come quello della leopardiana ginestra sulle pendici del vulcano.

Completa il libro una raccolta in appendice di testi classici e biblici, raccolta naturalmente parziale e rappresentativa considerata l’abbondanza di contributi dell’antichità, ma insieme una risposta all’oblio che invece la nostra contemporaneità riserva all’argomento, nel tentativo vano e ridicolo di esorcizzarlo e dimenticarlo.

“Morte. Fine o passaggio?”
A cura di Ivano Dionigi
Saggi BUR
146 pagg.
8,60 Euro

15 marzo 2011


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