Mia madre è un fiume: l’ottimo esordio di Donatella di Pietrantonio

“Mia madre è un fiume” dell’abruzzese Donatella di Pietrantonio ricorda altri esordi folgoranti, ad esempio Margaret Mazzantini, Elena Ferrante e Milena Agus. Ha vinto il premio letterario Tropea sperando ne seguano altri perché il libro merita certamente maggiori riscontri, dopo il passaparola dei lettori e sei edizioni in pochi mesi.
C’è una cifra propriamente femminile nella migliore scrittura italiana contemporanea, una forza espressiva che sembra sconosciuta agli autori maschili.
Soprattutto un lavoro stilistico raffinato, un linguaggio ricco e originale che scava nelle relazioni famigliari, nei rapporti generazionali. Con periodi brevissimi, quasi rispettando una recente proposta di limitare a cinque le parole di una frase, un po’ in terza persona, un po’ in prima, un po’ dialogo interiore ed un po’ monologo perché la madre Esperina non ha voce: una figlia che ancora soffre per un’infanzia senza affetto, si prende cura della madre malata di atrofia cerebrale, cerca di contrastare la regressione raccontandole ricordi di prima mano, o che la madre le aveva già riportato in passato. Il punto di vista cambia spesso ma senza spiazzare, sembra di essere nella testa di chi narra, di immedesimarsi ancora di più nella storia. E il flusso, il fiume come dice il titolo, lo stream of consciousness prende strani e numerosi percorsi, attraversa più generazioni, paesi, famiglie, tenta una riconciliazione postuma anche se certe ferite del passato sono impossibili da cancellare e forse, proprio loro, danno la forza di narrarle.

Mia madre è un fiume
Donatella di Pietrantonio
Edizioni Elliot
Pagg. 176, Euro 16,00

Se vi è piaciuto leggete anche:

Il catino di zinco di Margaret Mazzantini
L’amore molesto
di Elena Ferrante
Mentre dorme il pescecane (e  Mal di pietre)
di Milena Agus

3 agosto 2011


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