Malpensa-Düsseldorf: un volo di sola andata

I numeri aiutano a capire l’economia e l’industria, le differenze tra le varie nazioni, ma niente è più efficace della descrizione di una giornata. Il volo per Düsseldorf decolla da Malpensa alle 9:15. Da Brescia si parte alle 6. Infatti alla barriera di Milano c’è una lunga coda nell’imbuto di numerose corsie dove solo due Telepass funzionano. Fermi mezz’ora e poi ancora in coda. A Busto Arsizio un incidente. A Malpensa Fiere c’è l’esposizione canina organizzata dal gruppo cinofilo della provincia di Varese. Sono quasi le 8:00. Piove. I nuovi parcheggi di Malpensa sono all’aperto. Nel parcheggio P3 le auto sono disposte in cerchi concentrici per ottimizzare lo spazio: ci si ubriaca a girare in tondo per trovare un posto. Dopo una lunga passeggiata, anzi corsa visto l’orario, si arriva finalmente dentro l’aeroporto: le indicazioni segnalano prima “Partenze”, in seguito “Gates” e infine “Imbarchi”. In compenso grandi cartelli pubblicizzano la carta “Seami”: promette molti vantaggi a chi frequenta gli aeroporti gestiti da Sea. Lufthansa ha automatizzato il check-in ma al controllo sicurezza dei 12 scanner ne funzionano solo tre. Una lunga serpentina costringe in coda e in poco spazio molte persone. Dall’aeroporto di Düsseldorf (nel 2008 300 milioni di euro di investimento per potenziarlo) tutto cambia. Al vicino centro “Messe”, cioè Fiera, c’è K, la più importante fiera mondiale della plastica e della gomma. 19 enormi padiglioni al completo, 3.102 espositori da tutto il mondo, 413 italiani occupano più di 27 mila metri quadrati. Ritorno a Milano: una svolta sbarcati dall’aereo si legge prima “Uscita”, in seguito “Ritiro bagagli” e infine “Milano”. I parcheggi P2, P3 e P4 sono segnalati a malapena. Poi P3 scompare. Si va a memoria ripercorrendo al contrario la strada fatta all’arrivo. Nel parcheggio non si trova la cassa: è indicata su un cartello grande come un A4 a pochi metri dalle casse stesse. Il disorientamento di quando si era arrivati diventa panico, perché l’auto non si trova. Si potrebbero guardare le stelle come l’uomo preistorico, ma piove e le varie sezioni A, B, C, ecc. sono scritte in piccolo sull’asfalto: è un dedalo di cerchi, molti vagano imprecando, qualcuno schiaccia il telecomando sperando di vedere la propria auto lampeggiare. Ci si orienta con le insegne luminose che stanno di fronte, con i riferimenti presi al mattino, come Marcovaldo. Usciti dal parcheggio si cerca il cartello “autostrada”. È segnalata una volta, poi scompare: un altro giro a vuoto nella grande rotonda. Meglio andare ad intuito.
A Milano, al termine della tangenziale dei laghi, il grande orologio digitale che si scorge già da lontano segna le 5:26. Sono passate le 20 da un pezzo. L’orologio è indietro. Anche il nostro paese.

14 dicembre 2010


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