Maigret perde le staffe

“Comprendere e non giudicare”, era il motto e l’ex libris di Georges Simenon: forse ciò che lo scrittore chiedeva per se stesso agli altri, anche se  certamente lo estese al commissario Maigret: un alter ego equilibrato e morigerato, una sorta di padre accogliente e saggio, quasi l’opposto del suo creatore che magari cercava nella letteratura una compensazione ad una vita febbrile e piena di ossessioni. Eppure anche lui ogni tanto “perde le staffe”, come nell’inchiesta pubblicata da Adelphi. Forse perché qualcuno ha messo in dubbio la sua onestà e ha fatto credere che fosse corrotto. In un giugno parigino che sa già di vacanze scompare senza motivo Emil Boulay, proprietario di alcuni night club nel quartiere Montmartre (che tra l’altro Simenon frequentava soprattutto negli anni Venti e Trenta). Sposato con un’italiana anche lui è un esempio di virtù: non beve, non guida, non è interessato alla vita lussuosa, intrattiene con le sue ballerine e il personale di sala rapporti esclusivamente professionali. Infatti resiste con successo nell’ambiente, anzi moltiplica i locali che gestisce con l’aiuto del cognato. Ma una notte non rincasa alla solita ora, come faceva dopo averli visitati tutti a turno. Viene ritrovato dopo pochi giorni sul marciapiede accanto ad un cimitero: strangolato e in stato di decomposizione. Un delitto da dilettante insomma. Il commissario Maigret non riesce a trovare nessun indizio, fatica a ricomporre le ultime ore di Boulay, la sua vita passata non racconta niente; è anche distratto da piste che si rivelano presto o tardi infondate, e non trova moventi plausibili. Ma alla fine sarà ancora il suo intuito, la capacità di immaginare altre vite fino ad aderirvi senza pregiudizi e scorciatoie, il suo lavorare incessantemente sugli uomini, quasi il ritrovare negli altri un sentire comune, a fargli comprendere, ancora una volta comprendere senza giudicare, la soluzione.

Georges Simenon
Maigret perde le staffe
Adelphi
pagg 133, Euro 8,00

16 agosto 2011


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