L’Università e l’impresa: due volti, una medaglia.

Con il titolo “Il lavoro raccontato dai suoi protagonisti”, lunedì 8 maggio 2017 si è tenuta la prima edizione del Career Day dell’Università Cattolica di Brescia. 

Dieci relatori d’eccezione, per la prima volta insieme, suggeriranno prospettive e opportunità di un mondo che cambia. È una finestra sul panorama internazionale, aperta a tutti e dedicata agli studenti universitari della città, senza distinzione di facoltà, per comprendere meglio cosa li aspetta “là fuori”, dopo la laurea. Anche se certamente molti di loro hanno già avuto un assaggio con lo stage oggi obbligatorio, o addirittura con un lavoro per pagarsi gli studi, esperienze raccomandabili a tutti i laureandi.
Il programma è ambizioso e gli interventi si susseguiranno con una durata massima di 15 minuti ognuno, quasi una TED Conference. I relatori più diversi per formazione e provenienza offriranno la loro esperienza pratica e curricula trasversali, un contributo originale che va dall’industria manifatturiera all’editoria, dalla multinazionale tascabile all’azienda famigliare, dal gruppo diversificato e internazionale all’impresa di servizi.
Se c’è un filo rosso lungo le dieci testimonianze sarà sicuramente il bisogno di “soft skills”, come le chiamano oggi, al di là delle “technicalities” per rimanere nella terminologia anglosassone così diffusa nel mondo del lavoro.
Tradotto in soldoni: dovunque si vada serve tanta motivazione e passione, la voglia di adattarsi, di sviluppare la relazione con gli altri e di non smettere mai di imparare, al di là delle competenze specialistiche. L’università è imprescindibile e, anzi, a Brescia stenta ancora ad avere la dovuta considerazione perché la nostra è una città che privilegia il “fare”, definisce la laurea con sarcasmo “el tòc de carta”, il pezzo di carta, o vede spesso l’università come antitetica alla fabbrica. Per contro va detto che certamente l’università non potrà mai colmare il divario di conoscenza endemico in una società liquida e in perenne trasformazione. Non a caso “Il dovere di sapere, il desiderio di conoscere” è il titolo emblematico scelto da Stefano Scarpa, partner di Egon Zehnder, una delle più grandi società al mondo di consulenza e selezione del personale, per illustrare agli studenti questa eterna rincorsa verso una conciliazione ideale. “You need mental toughness to stay bulletproof in life” ripetono come un mantra psicologi e motivatori: hai bisogno di tenacia e resistenza per stare a prova di proiettile dentro la vita. Cioè: per avere successo servono grinta, self control e soprattutto perseveranza. Le qualità che Lorenzo Dornetti, CEO di AGF Group, esperto di neurovendita, il sistema per le vendite basato sulle neuroscienze, declinerà nei ruoli Vendite e Marketing che in Italia occupano ormai una posizione su tre nei motori di ricerca del personale. Ci sarà spazio anche per due eccellenze bresciane, seppur diverse nelle dimensioni e nei settori: Gianpiero Giuliano, Export Manager di Univet, leader mondiale nelle “Optical Technologies” e un case study di crescita, racconta cosa vuol dire davvero “internazionalizzazione”, con un processo contrario che va dalla pratica alla teoria; mentre Paolo Groff, CEO di Gnutti Carlo ha scelto un titolo inglese e un po’ misterioso, “Leadership in a Vuca world”, per raccontare la sfida del primato di una “multinazionale tascabile” nell’automotive, con più di 2000 collaboratori in 12 stabilimenti di produzione in 8 Paesi e 3 continenti.
Antonio Bartesaghi, CEO di Omet Group di Lecco, porta un esempio straordinario di diversificazione manifatturiera con stabilimenti in Italia, Cina, Spagna, Stati Uniti e Repubblica Ceca. Mentre Andrea Busato, Sales Operations Director del gruppo Safilo, racconterà il cambio di direzione della propria carriera a 40 anni. Tanto per confermare pure lui che non si smette mai di imparare.
Non mancherà un’attenzione particolare verso le facoltà umanistiche: Stefano Mauri, Presidente del gruppo editoriale Mauri Spagnol e Edoardo Brugnatelli, editor e direttore editoriale di Mondadori, proveranno a dare un senso agli studi umanistici oggi messi a margine dal primato della tecnica. Ci proverà anche Adelaide Corbetta, una rovatese emigrata a Milano per dare voce con il suo ufficio stampa e di pubbliche relazioni a committenti prestigiosi quali Macro Roma, Fondazione Torino Musei, Opera di Santa Croce di Firenze, Oliviero Toscani Studio, Carta Fabriano e Inter – F.C. Internazionale.
Per finire con Daniele De Cicco della Scuola Holden che restituisce forza e potere alla parola e alla narrazione, vista anche come istinto, viaggio e gioco. Infatti, se vogliamo dare un senso alla nostra vita, abbiamo bisogno di “inquadrarla” in un destino, in una storia: mai come nel caso del Career Day saranno tutte storie vere e concrete, di persone che raccontando cosa succede nel mondo e nel lavoro, potranno diventare un esempio virtuoso per gli studenti.

11 giugno 2017


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