L’ultima estate in città: 40 anni fa come oggi

“L’ultima estate in città” uscì nel 1973 per Garzanti: presentato dalla coppia d’eccezione Natalia Ginzburg e Cesare Garboli vinse il premio “L’Inedito”. Torna oggi nelle librerie grazie ad Aragno Editore che ripesca con lungimiranza un testo precocemente ed ingiustamente dimenticato. L’autore è Gianfranco Calligarich, sceneggiatore televisivo per la Rai e fondatore a Roma del Teatro del XX Secolo. A questo romanzo d’esordio è seguita soltanto una raccolta di racconti dal titolo “Posta prioritaria”, mentre lo scrittore ha confessato in una recente intervista di avere in gestazione da trent’anni un altro romanzo. Calligarich si gode oggi la meritata visibilità della critica che gli offre un risarcimento postumo dopo il mancato riconoscimento di allora. Il libro è infatti un raro esempio di letteratura, senza necessariamente avvincere con l’intreccio del giallo oppure del thriller psicologico. Una letteratura rabdomantica, capace di leggere e capire i tempi, anzi di precorrerli, perché questo romanzo anticipa di 37 anni “La solitudine dei numeri primi”, il senso di frustrazione, impotenza, disorientamento e amarezza che caratterizza i nostri tempi. Con una scrittura nitida e scorrevole, senza alcuna concessione al superfluo, il protagonista Leo Gazzara si muove in una Roma moraviana, anche lui un indifferente divorato dalla noia, mentre non riesce a trovare un lavoro gratificante nonostante i suoi talenti e le offerte interessanti, nonché un amore vero, un luogo dove fermarsi e trovare un’identità, un progetto di vita. Vaga tra bar e alberghi di periferia, in case prestate da amici, tra precariati voluti di lavori poco pagati (come quello di dimafonista al Corriere dello sport, un call center ante litteram), sperando di scroccare una cena, una sigaretta o qualcosa da bere. Solo Arianna, tanto bella quanto fragile, sembra rompere l’ipnosi di giorni sempre uguali, di relazioni vacue, e suggerirgli un’alternativa. Ma anche lei è una della stessa “razza”, in pratica il suo doppio femminile: così i due si ritrovano spesso in un letto freddo, nudi ed immobili, paralizzati emotivamente. Alternano separazioni e ricongiungimenti pieni di non detti e gesti isterici, continuando nel frattempo a collezionare le rispettive relazioni sbagliate, in un’afasia comunicativa reciproca che non sembra avere vere o evidenti ragioni. Ad ogni occasione di riscatto, di scatto in avanti per uscire dalla palude che loro stessi riempiono, i due sembrano sprofondare ulteriormente. Leo ha l’aggravante dell’alcolismo che condivide con l’amico Graziano, anche quest’ultimo frustrato da una relazione sbagliata con una ricca ereditiera americana, tanto da essere diventato impotente: metafora di una disfatta fisica e psicologica, individuale prima ma generazionale poi, che alla fine diventerà totalmente tragica. Così il romanzo potrebbe omettere la sua data di prima pubblicazione, ed uscire come nuovo, senza il bisogno di alcun ritocco e adattamento per renderlo attuale, forse aggiundendo solo l’anoressia ad Arianna. Perché, dice proprio Leo ad Arianna,  tentando di fare colpo su di lei: “Stiamo vivendo il tempi tristi ma cosa possiamo farci? Non abbiamo avuto scelta”.

Gianfranco Calligarich
L’ultima estate in città
Aragno, pagg. 179, Euro 15,00

2 dicembre 2010


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