Il Wall Street Journal onora l’Italia della prima pagina

Il Wall Street Journal dello scorso giovedì 27 ottobre onora l’Italia della prima pagina: una grande foto centrale mostra due persone che si prendono a pugni e altre che tentano di dividerli. Nell’intreccio incomprensibile dei corpi s’intravedono orologi costosi ai polsi delle varie mani protese a colpire o a separare. Una borsa Louis Vuitton è sullo sfondo. Nessun titolo né articolo di approfondimento, solo una brevissima didascalia: “Il dibattito sulla riforma delle pensioni accende una rissa nel Parlamento italiano; il deputato Claudio Barbaro, a sinistra, si prende a pugni con il deputato Fabio Rainieri”. Purtroppo un’immagine sintetica e rappresentativa dell’Italia. Oggi si discute se è meglio governi una squadra di politici oppure una di tecnici, quale delle due è più adatta e preparata. Tutti vogliono accelerare, “per rassicurare i mercati”. Come se il resto del mondo ci giudicasse soltanto dal curriculum di chi ci governa, mentre per capire dove siamo e chi siamo basta atterrare in un nostro aeroporto, prendere i mezzi pubblici, o meglio ancora risolvere un contenzioso legale, se non intraprendere l’iter epico per aprire un’attività imprenditoriale. Certamente disturba vedere le interviste a bruciapelo a parlamentari che non conoscono i significati di “spread”, “rating” e “deficit”. Benvenuto ad un premier che parla tre lingue. Nelle aziende invece non ci si può permettere l’ignoranza, si parlano tutte le lingue, ci si tiene aggiornati, si pagano consulenti e formatori, si ovvia individualmente alle carenze del sistema. Ma non è solo una squadra di governo o l’altra che fa la differenza, piuttosto conta l’intero paese, ogni singolo cittadino e il rispettivo senso di responsabilità che oggi sembra spesso assente. “Tecnico” è una parola che sentiremo a lungo nelle prossime settimane: in realtà dovremmo tutti essere sempre e comunque buoni tecnici, nel significato greco di tekhnê: cioè abilità manuale, saper fare,  “arte” intesa come capacità di eseguire bene il proprio lavoro. Fa sorridere che lo ricordi soltanto Maurizio Crozza in uno spettacolo comico. La tecnica cioè che già contraddistingue le industrie, gli imprenditori, tutti i loro collaboratori: se quello che offrono non fosse all’altezza delle richieste, se non fosse eseguito nel modo migliore e al prezzo più conveniente, non avrebbe mercato. In questo le regole del capitalismo mostrano il loro lato migliore. Invece le strutture pubbliche, le grandi aziende che pareggiano i bilanci con i contributi dello stato, sono di tutti, e dunque di nessuno. Solo quando interviene una gestione “come se” si hanno risultati positivi: come se fosse un’azienda privata, con responsabili preparati che rispondono del proprio operato, con controlli e metodi rigorosi, con l’obiettivo di un ritorno economico.

28 novembre 2011


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