L’Inghilterra senza l’Europa, senza crescita e senza industrie

Ogni volta che si visita l’Inghilterra  – ed è bene premettere che Inghilterra non è Londra, città che Marc Augè definirebbe “nonluogo”, una “meta città” per larga parte estranea alla nazione che la contiene – ci si rende conto che l’Italia ha vissuto a lungo al di sopra delle proprie possibilità. Da tempo in Inghilterra una cena al ristorante è un evento speciale, rara e costosa; spesso i denti che cadono non si sostituiscono con un impianto o un ponte, le case sono povere nell’arredamento, per ringraziare di un favore al massimo si offre una birra. Nei reparti montaggio delle fabbriche è frequente vedere donne anziane che lavorano fino a tarda età (dal 2010 fino a 65 anni).  Una buona scuola superiore privata costa almeno 9.000 sterline l’anno, l’università anche fino a 25.000. Senza un fondo integrativo la pensione sociale è di 130 sterline a settimana.

Cameron vorrebbe abolire le strutture sanitarie pubbliche e incentivare la concorrenza privata, mentre in tre anni i reclami ai dottori sono aumentati del 40%, e solo il 17% è stato controllato dal General Medical Council. Un programma televisivo come “Super Scrimpers” su Channel 4, dove si suggeriscono soluzioni pratiche per risparmiare, potrebbe diventare presto popolare anche in Italia. Alla radio BBC un’analista finanziaria della City di origine greca, racconta come anni fa, all’ingresso della Grecia nell’Unione Europea, avanzò le sue riserve: ad esempio per le ferrovie, sovvenzionate dallo Stato perché voragine di inefficienze e spese, definite invece dal governo greco di allora un investimento in un settore destinato a svilupparsi in modo straordinario. Molte perplessità inglesi nei confronti dell’Europa unita si sono rivelate corrette. Forse la “perfida” Albione, da secoli abile a tenersi fuori dalle guerre di Spagna, Francia e Sacro Romano Impero per il dominio del continente, più che infida è cauta: conosce bene i limiti e i pericoli di finanza, industria e economia avendole inventate. Intanto discutono se la crescita nel 2012 sarà di 0,6%, come previsto dal Fondo Monetario Internazionale, o di 0,4% come dicono gli economisti locali: la più lenta ripresa nella storia britannica dalla recessione del 1930. Del resto il manifatturiero sta scomparendo e scende di un altro punto, i servizi contano ormai per due terzi del “business output”: così la ripresa che certi settori hanno avvertito in Europa negli ultimi mesi non ha avuto effetti in Inghilterra. Attenta Italia.

6 marzo 2012


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