L’amour di Michael Haneke non sembra vero amore

Come si fa a parlare male del film “Amour” di Michael Haneke dopo la vittoria della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2012? Euppure usciti dalla sala, dove naturalmente sono numerose le donne con capelli corti, jeans, scarpe beetle con elastico, e i loro compagni con occhiali d’osso e sciarpone avvolto due volte attorno al collo (perché questo è il vero film intellettuale), ci si sente come il ragionier Fantozzi che esasperato grida: “la corazzata Potemkin è una boiata pazzesca!”. E si vorrebbe gridarlo anche noi, nonostante un silenzio generale che è forse più perplessità per la scena finale: poco comprensibile perché sembra sia stata montata senza tener conto di quella iniziale.
Sull’argomento della malattia e l’infermità senile fu molto meglio il film del 2007 “Lontano da lei” di Sarah Polley (tratto dal racconto “The Bear Came Over the Mountain” del libro “Nemico, amico, amante…” di Alice Munro). Là c’era davvero amore, tenerezza, struggimento: seppur gli attori fossero meno illustri e bravi di Jean Louis Trintignant e Emanuelle Riva, riuscivano a comunicare l’autenticità di un sentimento profondo che commuoveva senza scadere nei soliti cliché. Nonché la tristezza di una malattia come l’alzheimer che improvvisamente rende sconosciuti due coniugi che si amano da una vita…Invece i due ex musicisti Georges e Anne risultano antipatici e il loro “amour” più di facciata che sentimento genuino. Nel film si nota molto snobismo, nel senso dell’esibizione di una ricercatezza che è però palesemente finta: sia nei personaggi, che del passato e la sensibilità di musicisti conservano solo il pianoforte nello studio buono, e non sembrano andar oltre i gesti quotidiani dietro i quali non si intravede un vero legame; sia nel regista che esibisce il suo stile “originale” con una lentezza esasperante, soffermandosi a lungo su ogni micro movimento, in parte per aderire alla lentezza della vecchiaia e della malattia, ma alla lunga con un effetto non sempre funzionale alla storia. Piuttosto sembra che voglia mostrare come è lontano dal cinema moderno dove si danno per scontati e impliciti molti passaggi, dove conta il ritmo e il rapido alternarsi delle scene; mentre lui no, lui è oltre, è superiore, lui può permettersi di esitare quanto vuole, anzi già che c’è lo fa ancora di più perché non sta girando un film commerciale, non ha major e budget che lo condizionano, lui è un vero artista e intellettuale.

29 ottobre 2012


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