La poesia del futuro

Mentre vedo la poesia (e la letteratura) che resiste a fatica nelle università, nei convegni di pochi spettatori, nei libri di poche copie, grazie al passaparola di chi ormai è talmente esiguo da comporre una sorta di setta, mi viene una provocazione: e se tra non molti secoli la poesia non sortisse più alcun effetto? Di questo passo pochissimi saranno un giorno sensibili al linguaggio, al verso: alcuni conserveranno un residuo, un elemento vestigiale, come il coccige o la plica semilunare nell’occhio. Pochi altri avranno un talento innato, una capacità di ascoltare e riconoscere la poesia, come l’orecchio assoluto in musica. Ma saranno appunto irrilevanti, marginali e più nessuno stamperà, studierà, leggerà, scriverà poesia.

24 luglio 2012


Torna alla lista
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.