Interno metafisico con biscotti: l’omaggio di Sebastiano Vilella a De Chirico

Ci sono alcune analogie tra l’ultima graphic novel di Sebastiano Vilella dal titolo “Interno metafisico con biscotti”, pubblicata dalla famosa casa editrice di fumetti d’autore Coconino Press, e il romanzo a fumetti “Gli occhi e il buio” del bresciano Gigi Simeoni, uscito per la Sergio Bonnelli Editore alla fine del 2007.

Simeoni aveva ambientato la sua storia nella Milano futurista, tra il 1907 e il 1908, dove il pittore Alessandro Simonetti cercava di tradurre sulla tela i propri incubi mentre il commissario Matteo De Vitalis indagava su una serie di inspiegabili delitti.

Vilella rende omaggio allo stesso periodo storico, l’inizio Novecento, ricco di eventi tragici, di guerre e trasformazioni industriali, economiche e sociali, ma insieme anche il tempo di una rivoluzione culturale e artistica che noi contemporanei stiamo ancora declinando con altri mezzi, senza probabilmente avervi aggiunto molto.

E lo fa seguendo il percorso sofferente di maturazione artistica e personale di un pittore italiano di levatura internazionale, capace di dare un contributo nuovo e geniale al cambiamento epocale delle arti figurative, mentre l’Italia pareva ormai esclusa dall’egemonia francese che proprio in quel periodo poneva le basi di un dominio artistico ancora attuale.

Prendendo spunto dal libro “Memorie della mia vita” di Giorgio de Chirico, Vilella immagina e romanza la vita di Giorgio, e in parte anche del fratello Andrea al secolo Alberto Savinio, tra il 1910 e il 1918, tra Firenze, Ferrara, il fronte della prima guerra mondiale e Parigi: gli anni emblematici dei capolavori della pittura cosiddetta “metafisica” alla quale hanno direttamente o indirettamente reso omaggio tanti pittori e artisti, ma anche i registi e l’intera età dell’immagine del secolo successivo, come sottolinea lo stesso Vilella nella postfazione.

Il suo è un omaggio davvero originale e degno di tanto maestro: era difficile evitare i pericoli di citazioni didascaliche, di fac simili, di luoghi comuni, anche perché il suo libro arriva dopo una lunga serie di di epigoni e più o meno inconsapevoli imitatori. Invece Vilella parte già da un tratto inverso: bianco su nero, come il gesso su una lavagna e sembra scoprire, fin dalla tecnica, una nuova prospettiva, una nuova luce, anomala e surreale come quella che attraversa i capolavori della pittura metafisica.

Anche le tavole di Vilella diventano quadri che valorizzano quelli a cui si ispirano e vi aggiungono ulteriore fascino e valore, ci fanno scoprire un periodo insieme cupo e rivelatore, lo squarcio di un disvelamento proprio mentre il mondo sembrava impazzire.

Perché il mistero della pittura di De Chirico non si è ancora esaurito: le strade, i palazzi, le ombre, i manichini, gli oggetti sono simbolici e inquietanti, addirittura filosofici come sottolineava lo stesso pittore, dunque lontani dalla semplice immagine che rischia di farsi copertina o illustrazione, adatta a confezionare vari messaggi come fa oggi la “violenza” dell’iconografia moderna che ruba ovunque per sostenere e alimentare una comunicazione bulimica, una guerra di stimoli visivi di brevissima durata e ridotta efficacia.

Fa bene Vilella a ricordare nella postfazione anche l’intelligenza, l’ironia e la levatura culturale dei fratelli De Chirico, caratteristiche sempre presenti negli artisti più grandi, mentre il fratello Andrea, alias Alberto Savinio, aspetta ancora di essere riconosciuto come una dei più grandi pensatori e scrittori dell’ultimo secolo.

Sebastiano Vilella
Interno metafisico con biscotti
Coconino Press, Euro 16,00

15 febbraio 2010


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