Italia-Germania, fra reputazione in calo e faticosi cambi di discorsi a tavola

Il candidato Spd alla cancelleria tedesca, Peer Steinbrück, ha commentato il voto italiano dicendosi “inorridito dalla vittoria di due clown”. Il Presidente Napolitano ha annullato la cena con Steinbrück in programma a Berlino. In città a Brescia, sui laghi, soprattutto la sera, le aziende bresciane accompagnano a cena i propri clienti tedeschi. Tra un piatto di casoncelli e un manzo all’olio si parla di politica, scuola dei figli, tasse, calcio: gli argomenti che accomunano tutti, indipendentemente dalla nazione e dalla lingua. I bresciani, con le orecchie basse, cercano di liquidare con una risata le notizie di politica interna, le boutade dei nostri leader di partito, i fatti di cronaca grotteschi e le spettacolari udienze in tribunale che raggiungono i media d’oltralpe: “No, non preoccupatevi, noi non siamo come quelli che ci rappresentano, qui a Brescia lavoriamo sodo, anzi siamo più simili a voi tedeschi”. La Germania è la prima nazione dell’export italiano, destinataria del 15% della produzione della Lombardia. Da Milano, Brescia e Bergamo esce il 77% dell’export lombardo, con Brescia che da anni ha la performance migliore in termini di crescita. In questi ultimi anni la Germania ha aiutato, se non salvato, molte aziende bresciane. Così si cerca di cambiare in fretta discorso con il commensale teutonico, ad esempio elogiando il bianco Franciacorta dosaggio zero che si sta sorseggiando. In Germania si sono dimessi politici che avevano utilizzato le miglia accumulate con i voli di lavoro per fare un viaggio di piacere, oppure due ottimi ministri, della Difesa e dell’Istruzione, accusati di aver copiato parte della tesi di dottorato. Mentre noi ci stupiamo di certi commenti, per gli altri Paesi la correttezza e l’onestà sono fondamentali. Non servono leggi per punire chi sbaglia: se scoperti basta la riprovazione sociale, il senso di vergogna. Quanto pesa la reputazione degli italiani sulla nostra quota di export? Una domanda che forse mai nessuno si è posto e alla quale la matematica finanziaria o le statistiche doganali non riusciranno a rispondere. Quanto cresce l’Italia, e quanto crescono gli altri Paesi, nell’export, se confrontati con l’andamento della domanda mondiale?  Da una ricerca di Unioncamere Lombardia si scopre che l’export lombardo è da anni sempre peggiore dell’andamento della domanda mondiale, tranne a Brescia, Mantova e Cremona. Per fortuna è venuta l’ora di una grappa. O di un amaro?

20 marzo 2013


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