Industria della cultura, pregi e difetti del modello americano

Inutile fare confronti tra due Paesi troppo diversi per dimensioni, storia e mentalità. Ma come è bello andare in America e sognare che anche l’Italia, un giorno, avrà una vera “industria ed economia della cultura”.
In un ristorante di Milwaukee, sul molo del lago Michigan, chiedo al cameriere cosa vale la pena visitare in città. A pochi metri da ristorante ho visto il MAM, il Milwaukee Art Museum, a forma di nave. Dal 2 ottobre ospita “Of Heaven and Earth” un’antologica dedicata a 500 anni di pittura italiana, ma chiude alle ore 17, come tutti i musei americani. Dice che al momento “nothing rings the bell”, niente gli sovviene, non cita nemmeno il museo che gli sta accanto. “Però ci penso e poi torno a riferire”. Se ne va ma non torna più al mio tavolo.
L’America è ricca di contrasti: l’ignoranza dei suoi abitanti è inversamente proporzionale alla capacità di offrire opere d’arte in spazi espositivi meravigliosi. Ad esempio, poco distante dal ristorante, c’è il Wisconsin Center: un centro fieristico che a settembre ha ospitato il congresso nord americano della pressocolata.
Sulle grandi porte di legno dei saloni espositivi, sui muri interni, lettere di metallo perfettamente incise al laser compongono le poesie dei migliori poeti del Wisconsin. I fonditori sono gente pratica e noto che nessuno le legge, nemmeno quelle a tutta parete che sembrano un’installazione artistica in un museo gratuito. Ma loro sono sempre e comunque lì: ricordo, monito e insegnamento. Il Wisconsin Center è stato ristrutturato e finanziato da un bond che sarà ripagato negli anni da una percentuale delle tasse su cibo, bevande, noleggio auto e soggiorni alberghieri, nonché dall’associazione dei ristoratori e albergatori del Wisconsin (che hanno ideato il sito visitmilwaukee.org). Tutti i beneficiari di un’opera devono concorrere alla riuscita dell’investimento a lungo termine, e dunque vengono coinvolti anche a livello finanziario.
Entro nel Museum of Art di Indianapolis e chiedo quanto costa l’ingresso. Rispondono che è gratuito, basta comunicare il codice di avviamento postale di residenza. Mi colpiscono le targhette sotto i quadri di Renoir, Caravaggio e Gauguin, accanto a pressoché tutte le opere esposte: in memoria del mio amato marito, lascito dei coniugi, collezione di.  Tutte donazioni da privati. Perché in America se ti sei arricchito, se hai avuto fortuna, è scontato restituire buona parte dei propri averi alla comunità.

“Lettera dall’industria”, pubblicata sul Giornale di Brescia di Mercoledì 22 ottobre, a pag. 31

28 ottobre 2014


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