I legami di Isabel Fonseca: il sesso spiegato da una donna

La traduzione italiana del libro di Isabel Fonseca (finalmente un punto di vista femminile sulla sessualità dopo decine di libri scritti da uomini con pseudonimi femminili), si è premurata di mettere in copertina un accento e spiegare che si tratta di “legàmi”, di vincoli. Ma il titolo originale “Attachment”, cioè “allegato”, quello che accompagna le e-mail, è molto più significativo.

Perché tutto nasce da un epistolario elettronico che la protagonista Jean, una giornalista freelance che si trasferisce per un anno sabbatico su un isola dei tropici con il marito Mark famoso pubblicitario londinese, intrattiene con una giovane ragazza disinibita fingendosi il marito. Un’escalation di curiosa eccitazione che dimentica presto il probabile tradimento coniugale, con una libertà di espressione, linguistica ed emotiva, favorita dalla finta identità tipica delle chat on-line e che alla fine riserverà altre sorprese.

Aprendo una lettera indirizzata al marito, Jean trova infatti una foto esplicita, un indirizzo e-mail e interpreta la parola chiave per accedere nell’area riservata di Giovana, rappresentante di un sesso quasi primitivo, libero da condizionamenti culturali e morali: Giovana promette a Mark L.O.V.E.: lunghe ore di volutta estrema, dimentica l’accento, e del resto nemmeno il suo nome è digitato correttamente, scrive spesso in modo approssimativo e sgrammaticato, ma è altro ciò che conta.

Così Jean, prima “attraverso” il marito, interrogandosi su cosa cercasse lui in quel rapporto così volgare che all’inzio la disgusta, poi direttamente, quasi dimenticando la sua finta identità, cambia progressivamente opinione, comprende il lato divertente della relazione: “produzioni puerili, burlesche, ma in qualche modo spiritose, e leggere”.

Del resto Jean ha un’età strana, di passaggio, quella “mezza età” che già nel nome sembra impedire una chiara determinazione e identità (casomai nella vita si riuscisse davvero ad averne una), sembra escludere da certi privilegi, seppur solo teorici. Cioè quando i figli, Victoria nel suo caso, diventano grandi e intrattengono con i genitori rapporti più paritari; quando i propri genitori, il padre nel suo caso, non accudiscono più ma vengono accuditi; quando si spera di essere ancora attraenti, mentre il matrimonio si è consolidato, istituzionalizzato e ha perso complicità. Un matrimonio che “scorreva in modo naturale e amichevole”, perché “Lei e Mark facevano lamore come in un film muto, …come se fossero corsi in casa per ripararsi da una grandinata imprevista”.

Il ritorno di un vecchio amore dei tempi dell’università, il tradimento di Jean con il socio del marito sono una doppia occasione: per capire che tutte le avventure clandestine sono peggiori di come le immaginiamo, sono “sempre banali, sempre imitazioni di altre avventure”. E per mettere “qualche ricordo in più nell’armadio”, da tirar fuori “nei decenni di reminiscenze solitarie che si spalancavano davanti a lei”, per soddisfare il desiderio “di aver detto, solo un po’ più spesso, sì anziché no”.

Il finale rimane sospeso, anti cinematografico, quasi lasciasse aperta la possibilità a un prosieguo, quando la vita avrà dato altro tempo e materiale a chi scrive su cui lavorare perché, come spiega la Fonseca: “nessuno ha colpa della propria età, così come è impossibile schivare il carico degli anni”. O come dice Milan Kundera: “comprendere l’altro significa comprendere l’età che sta attraversando”.

Isabel Fonseca
“Legàmi”
Mondadori, pagg. 327
Euro 19,00

12 settembre 2009


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