Il ritorno del manifatturiero

Ancora una volta avevano ragione alcuni senior quando, pochi anni fa, esprimevano dubbi e perplessità sullo stravolgimento dei valori, mentre con euforia si sollecitava a quantificare gli “immateriali”, a mettere a bilancio la “brand equity”, a compilare business plan basati sugli elenchi telefonici perché chiunque era un potenziale, e presto reale, cliente dei nuovi prodotti internet.
Dopo l’eccitazione della new economy si torna a parlare di aziende manifatturiere, reali e non virtuali, basate su solidi mezzi propri, produttrici di beni durevoli, da lodare se sapranno dare un reddito ragionevole, cioè contenuto, tipico di qualsiasi attività, equiparabile a quello che può dare la coltivazione di un terreno agricolo, dopo le rese straordinarie ma ingannevoli di aziende spregiudicate sorrette da una finanza complice.

Anche la gloriosa Inghilterra, dopo aver abdicato all’egemonia manifatturiera in favore di servizi e finanza, torna a parlare di re-industrializzazione. Ad esempio si rende conto di quanto sia stato scellerato perdere la “motor industry”. Eppure erano riusciti a convincere anche i concorrenti giapponesi a scegliere quella nazione per i propri stabilimenti-ponte in Europa, offrendo una tradizione secolare e un attrezzato indotto di supporto. In un recente viaggio in quel paese un imprenditore che rifornisce l’automotive mi ha confessato con amarezza: “…ora che siamo una nazione low-cost, con la Sterlina svalutata e parificata all’Euro, non abbiamo più aziende che possano offrire qualcosa al resto del mondo”.

Se ne è reso conto anche il Presidente americano Obama che ora legge i rapporti di interi settori e distretti scomparsi o de-localizzati in un solo decennio, mentre saluta con entusiasmo il “reshoring”, il rientro in patria di commesse manifatturiere, il ritorno della creazione, intesa proprio come produzione, di valore. Perché, negli ultimi anni, dal punto di vista industriale l’America era ormai diventata come le etichette dei vestiti dei propri stilisti: “Styled in U.S.A. –  Manufactured in China”.

22 aprile 2013


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