Il paese più disgraziato e principesco della terra

Per capire l’italia proviamo a leggere le pagine degli scrittori stranieri, meglio se di un tempo lontano: aiuta a non essere condizionati dal contemporaneo in cui siamo immersi, cogliendo comunque uno spirito di fondo, immutato. In visita a Venezia nel 1867 Mark Twain annota: “Un grande museo di magnificenza e miseria. Il paese più disgraziato e principesco della terra”. Nel 1884 Charles Dickens racconta l’Italia del Grand Tour. In successione scrive: “un paese addormentato e triste; una terra di contraddizioni; un posto di una bellezza oltre l’immaginazione”. Quanti, come me, camminando per le vie di Brescia, colgono oggi un senso di resa e desolazione: molti angoli con il loro clochard ufficiale, ubriachi sugli scalini dei monumenti, negozi chiusi, strade e muri sporchi, la sera il coprifuoco di strade deserte. E quanti, allo stesso tempo, sono coscienti delle enormi ed inespresse potenzialità dei bresciani?…

Un sarcastico amico imprenditore dice che per gli investitori stranieri organizzeremo presto “il tour delle scatole vuote”: Csmt, Fiera di Brescia, Aeroporto di Montichiari. A livello nazionale si è proposto un Manifesto per la cultura come motore di sviluppo economico. Ma Brescia si sente in colpa a promuovere la cultura. Tranne alcune fondazioni e mecenati illuminati la cultura è considerata improduttiva. Qui si fondevano i metalli già molti secoli fa, qui conta ciò che si tocca, vale il trasformare, il fare. Anche il recente e acceso dibattito riguardo la valorizzazione del turismo e del patrimonio artistico locale, stenta a trovare un tavolo comune e soprattutto operativo. Antal Szerb, ebreo ungherese morto in un campo di concentramento, ha scritto un romanzo dal titolo leopardiano “Il viaggiatore ed il chiaro di luna”: pubblicato nel 1937 è ambientato in Italia. Szerb scrive: “L’Italia era indifferente alle persone che detenevano il potere e agli ideali nel nome dei quali governavano. La politica sfiorava solo la superficie, mentre il popolo, il vegetativo popolo italiano, era come il mare, sopportava con meravigliosa passività il cambiamento dei tempi e non era solidale con la propria grandiosa Storia”. Sul colle alcuni giovani romani, lontani discendenti dei quiriti, giocavano alla guerra e si bombardavano con pezzi di coccio antichi duemila anni, senza provare alcuna commozione. “Questa è l’Italia: si bombardano a colpi di storia perché per loro duemila anni sono una cosa naturale come l’odore di concime in campagna”.

15 aprile 2012


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