Il festival Rinascimento Culturale entra nel vivo!

Dalle declinazioni dell’amore al senso del bene, fino al pensiero anti-moderno di un filosofo ribelle.

La seconda tranche di Rinascimento Culturale si apre alla città. Da Palazzolo sull’Oglio, snodo importante della provincia, la rassegna approda in centro storico per i prossimi tre incontri, toccando i poli culturali cittadini che sono «pilastri» del quartiere di San Faustino: l’Università Statale e il Museo Diocesano. Viene così realizzata la vocazione insita alla manifestazione ideata da Alberto Albertini e organizzata da Fabio Piovanelli: creare tra pensiero alto e cultura popolare una virtuosa convergenza, suggerita anche dai luoghi prescelti come teatro degli incontri.

I due primi interventi in programma trattano, con approcci differenti, tematiche che attraversano in tutta la loro potenza la vita di donne e uomini: l’amore, nelle sue varie forme; il bene, come sceglierlo e perpetrarlo nella nostra complicata società. Sabato 16 settembre il Museo Diocesano ospita alle 20.30 il giornalista, scrittore e blogger Antonio Pascale, per una “maratona sui sentimenti”: «Che si dice sull’amore: “4 donne e 1 uomo, 4 diversi modi di amare”», seguita da «Nostra Signora Felicità: “Istruzioni per l’uso. Cercando di capire se la nostra specie è davvero fatta per la felicità”». A inizio settimana, la Brescia accademica, più esattamente l’Università Statale, fa da sfondo a una delle voci più amate e autorevoli della radio, Gabriella Caramore, che interviene lunedì 18 alle 18.30 in Sala della Biblioteca, ponendo al pubblico il forte quesito «Quale bene al tempo del male?».

Infine, sempre in Università Statale, martedì 19 alle 18.30 il testimone passa al noto giornalista e filosofo Massimo Fini – voce spesso controcorrente e dissacrante –, in Aula Magna con l’intervento-pungolo «La modernità di un Antimoderno», titolo della sua antologia di imminente uscita, che raccoglie in un unico volume i suoi scritti filosofici, in libreria dal 29 settembre. «Il pensiero di un ribelle» – così come Fini definisce sé stesso – verso l’uomo e i fatti del presente e del passato, si connette e fa da volano agli incontri successivi, che si concentreranno sulla Grande Storia.

Antonio Pascale è nato a Napoli nel 1966, vive e lavora a Roma. È scrittore, saggista, drammaturgo e autore televisivo. Ricordiamo tra gli ultimi libri Le attenuanti sentimentali, Le aggravanti sentimentali (Einaudi). Collabora col “Foglio”, il “Corriere della Sera”, “Il Mattino”, “Linus”, “Le Scienze”, “L’Informatore agrario”. È stato l’intellettuale di servizio delle “Invasioni barbariche”; ha scritto e interpretato, insieme all’astrofisico Amedeo Balbi, due fortunati spettacoli: “Dal big bang alla civiltà in sei immagini”, “Materia e libertà (un dialogo sul libero arbitrio)”. Si occupa di divulgazione scientifica e, da 28 anni, svolge il ruolo di ispettore agrario presso il Ministero dell’Agricoltura.

Gabriella Caramore si è laureata in Filosofia con una tesi sul pensiero giovanile di György Lukács, di cui ha curato l’edizione italiana del Diario (1910-1911) (Milano, Adelphi 1983). Oggi vive e lavora a Roma. La sua attività di scrittura e di parola si è orientata sempre più verso un’attenzione al problema religioso, inteso come “luogo di confine della conoscenza” (Paul Tillich). Collaboratrice dal 1982 di Radio Rai 3, è autrice e conduttrice di numerose trasmissioni radiofoniche, tra cui “Uomini e Profeti”, programma di cultura religiosa. Collabora con varie testate culturali e partecipa a incontri pubblici su temi di confine nell’esperienza religiosa. Dal 2002 al 2005 ha insegnato “Religioni e comunicazione” alla Facoltà di Lettere e

Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, nel Corso di laurea in Scienze storico-religiose. Nel 2012 ha ricevuto dalla Facoltà Valdese di Teologia di Roma la “Laurea Honoris Causa” in Teologia. Tra i suoi libri ricordiamo: La fatica della luce. Confini del religioso, Morcelliana, Brescia 2008; Il sogno è potenza di realtà, Aliberti, Reggio Emilia 2010; Nessuno ha mai visto Dio, Morcelliana, Brescia 2012; Come un bambino. Saggio sulla vita piccola, Morcelliana, Brescia 2013; Pazienza, Il Mulino, collana “Parole controtempo”, Bologna 2014; 5 Variazioni sul credere, con altri autori, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2014; La vita non è il male (con Maurizio Ciampa), Salani, 2016.

Massimo Fini, intellettuale ribelle e anticonformista, a lungo giornalista per vari quotidiani e settimanali (quasi 100 testate), anche come inviato, ha tenuto sull’“Europeo” per 11 anni la principale rubrica del giornale, “Il Conformista”. Con l’“Indipendente” di Vittorio Feltri ha contribuito come prima firma del giornale alla trionfale cavalcata dal quotidiano che passa, nel giro di un anno e mezzo, dalle 19 mila alle 120 mila copie, fatto unico nella storia del giornalismo italiano del dopo-guerra. Attualmente, lavora per “Il Fatto Quotidiano”, “Il Gazzettino” e dirige il mensile “La Voce del Ribelle”, con la collaborazione di Valerio Lo Monaco. Ha partecipato alla rifondazione del “Borghese”, storico settimanale fondato da Leo Longanesi. Ha pubblicato La Ragione aveva Torto?, Elogio della guerra, Il Conformista, Nerone. Duemila anni di calunnie, Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta, Il denaro, “Sterco del demonio”, Di[zion]ario erotico: manuale contro la donna a favore della femmina, Nietzsche. L’apolide dell’esistenza, Il vizio oscuro dell’Occidente, Sudditi, Il Ribelle dalla A alla Z, Ragazzo. Storia di una vecchiaia, Il dio Thot, Senz’anima 1980-2010, Il Mullah Omar – biografia controcorrente del leader dei Talebani. È stato anche attore e autore dell’opera teatrale “Cyrano, se vi pare” per la regia di Eduardo Fiorillo. Al suo pensiero si ispira anche la pièce antimodernista “Cassandra”, interpretata da Elisabetta Pozzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

16 settembre 2017


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