Il 36% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è senza lavoro

Dialogo tra due studenti nei corridoi dell’Università Cattolica di Brescia: ”Sono stato bravo, ho studiato anche durante le vacanze di Pasqua”.  “Anche io, però facevo due ore e mezza al giorno, di più non riesco a concentrarmi”. “Guarda che due ore e mezza sono tante, soprattutto se fai solo quello”. “Alla fine sei riuscito a passare l’esame?” “Sì ma ho preso un voto basso: 21”. “È un bel voto invece, l’importante è passare”. Dispiace tornare sul problema dei giovani e del lavoro che non trovano o rinunciano a cercare, ma quando si ascoltano queste battute si capiscono e si giustificano le definizioni tranchant di “bamboccioni” e “sfigati”…

Un’agenzia di modelle e hostess per le fiere e gli eventi, incontrata alla recente fiera Metef della fonderia, racconta la difficoltà sempre maggiore a trovare ragazze pronte, se serve, a pulire i tavoli durante una fiera. Ne deve selezionare a decine perché sono tutte già istruite riguardo a  tacchi, trucco e gonna alla giusta altezza, ma poche sono disponibili a sparecchiare i tavolini, a servire un panino e un caffè al cliente, che l’azienda italiana ha faticosamente conquistato o spera di conquistare, durante gli incontri nella fiera di settore. Inoltre è molto difficile che rispettino gli orari: quando sono in ritardo, anche se per motivi ragionevoli come la coda di un incidente, non sentono il dovere di avvertire. “Rapidissime a spedire sms al fidanzato. Improvvisamente mute quando devono avvertire il datore di lavoro”, confessa la proprietaria dell’agenzia. “ E poi all’improvviso spariscono. Non si presentano, non rispondono alle telefonate. Può darsi che abbiano trovato un lavoro migliore, o abbiano altro da fare, ma almeno potrebbero avvisarci visto che abbiamo impegni e scadenze da rispettare”. Sembra che a Brescia alcuni istituti privati di scuola superiore, nel prossimo anno scolastico non partiranno con la prima classe perché non hanno raggiunto un numero sufficiente di iscrizioni. Qualche istituto ha deciso di iniziare comunque seppur con nove alunni. La crisi sta sicuramente penalizzando molte famiglie, ma non è un buon segno che in una provincia industriale come la nostra vengano tagliate le spese per la formazione scolastica (nonché in fondo anche etica) dei propri figli, e magari si scarti la scelta di istituti prestigiosi a causa della retta. Eppure sembra difficile rinunciare ai Suv che circolano ancora numerosi in città, alle cene nei ristoranti  o all’abito firmato.

16 maggio 2012


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