I cattivi pensieri di Paul Valéry

Adelphi sta lentamente traducendo i Cahiers, i Quaderni, di Paul Valery, un’opera corposa dove il poeta registrava quotidianamente la sua evoluzione interiore, non a caso in un tempo limine emblematico, tra la fine della notte e l’inizio del giorno, con pensieri, note e riflessioni spesso incomprensibili al lettore, una sorta di stream of consciousness.
Ma ha “riscoperto” anche una raccolta di “cattivi pensieri”, uscita nel 1942, pochi anni prima della sua morte, e che emerse già allora, più distinta ed ordinata, proprio dall’oceano dei Quaderni.

Valery colpisce sempre per la capacità – riservata a pochi eletti – di formulare in alcune righe, veri e propri aforismi, riflessioni esistenziali illuminanti e profonde. Forse erroneamente tentiamo, a livello critico, di racchiuderle in seguito in un corpus, in un tema. Ogni scritto di Valéry non può veramente dirsi poesia o narrazione, memorialistica o saggio, autobiografia o ethos civile, letteratura o filosofia. Sarebbe preferibile assumerli  come una pillola guaritrice, al bisogno (oggi purtroppo ricorrente).

Conta molto il microcosmo personale, il corpo, una sensazione, il sogno, ma anche un incontro, un’osservazione: per uno come lui non si butta niente, tutto è importante e può diventare una formula, un insegnamento, un’indicazione utile.
L’occasione è varia ma spesso anche inesistente, quasi una libera registrazione del pensiero, quel pensiero che lui definisce una “stravaganza della natura”, come le corna ramificate dei ruminanti nei musei, ornamenti inutili che contribuirono alla loro estinzione.

Paul Valéry
Cattivi Pensieri
Adelphi, 12,00 Euro, pagg. 215

17 febbraio 2011


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