Nicola Gardini: “I baroni” vs “gli artisti” della parola

Nicola Gardini insegna Letteratura italiana e comparata all’Università di Oxford dove ha trovato il riconoscimento e l’accoglienza che l’Università italiana non gli ha voluto dare. Amareggiato per la sua odissea racconta una storia insieme personale e esemplare, perché riguarda centinaia di altri “cervelli” che si sono formati in Italia ma senza la possibilità di ricompensare il proprio paese, migrati necessariamente all’estero in università che sono organizzate per valorizzare il merito e il talento.
Ha un curriculum prestigioso che comprende un Ph.D. in Letteratura Comparata negli Stati Uniti, decine di pubblicazioni tra traduzioni, saggi, romanzi, poesie e antologie per i più grandi editori italiani. Vince un concorso di ricercatore all’Università di Palermo, ruolo in realtà “soffiato” al candidato interno per fare dispetto ad un altro barone, in una guerra di potere che vede contrapposti i rappresentanti di una casta subdola, di un sistema spietato che nessuno riesce a scalfire. All’inizio lui è entusiasta, ignora queste logiche, è un “poeta” e vorrebbe solo trasmettere agli studenti ciò che ha imparato: il culto del passato, il potere della poesia, della lettura e dell’esercizio critico, ma anche della scrittura. Tutte chiavi di comprensione della propria storia e destino, addirittura agenti di reazione per procurare chimicamente, fisicamente, la felicità, per dare un senso alla nostra esistenza.
Gardini racconta di umiliazioni e emarginazione, una sorta di romanzo picaresco – dove sono stati cambiati soltanto i nomi – riparato da un “lieto fine”, se così possiamo chiamare l’ennesimo regalo di uno studioso italiano ad un ateneo straniero. E di come questo sistema produca danni incalcolabili quanto spesso occulti: “dispersione di energie, cattiva distribuzione delle risorse, soppressione di talenti”. Ma soprattutto, aggiunge e sottolinea, “offesa della felicità degli individui”, aspetto che mai nessuno aveva evidenziato. Forse non a caso proprio il capitolo intitolato “La felicità” diventa una sorta di poetica, di manifesto etico, una summa filosofica della sensibilità e delicatezza particolare, anche nella narrazione, che ha Nicola Gardini. Tra l’altro è una pagina che ricompensa il lettore della frustrazione per le ennesime ingiustizie e assurdità tutte italiane, come tanti altri passi, soprattutto quando intreccia citazioni e vita, quando legge la realtà attingendo ai suoi studi e alla sua ricchissima cultura. Così, questo libro diventa un reportage sullo stato della nostra università letto dal punto di vista privilegiato e anomalo di un “ingenuo”, nel senso latino di nato libero, di un “artista della parola”, e che dunque porta tutta la sua sincerità e il suo stupore, nonché il suo amore per la poesia e la letteratura.

Nicola Gardini
I Baroni.
Come e perché sono fuggito dall’università italiana
Feltrinelli
Euro 13,00
Pagg. 203

27 luglio 2009


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