“Gli occhi e il buio”: il primo romanzo a fumetti di Gigi Simeoni

Luigi Simeoni è un componente dello storico gruppo dell’argentino Ector Rubèn Sosa che negli anni Ottanta formò a Brescia molti talenti del fumetto italiano. È stato autore  di personaggi propri per le serie Zio Tibia, Cattivik e Nick Carter, e oggi è una punta di diamante della Bonnelli Editore per Nathan Never e Maxi Gregory Hunter, tra gli altri.

“Gli occhi e il buio” è il suo primo “romanzo a fumetti”: definizione ben visibile in copertina, anche considerando il lavoro di ricerca storica e documentazione che ha impegnato Simeoni per alcuni anni. Sarebbe infatti errato definirlo solo fumetto, meglio graphic novel dopo il recente sdoganamento americano e cinematografico di Frank Miller. Romanzo “Noir” aggiungiamo,  come i romanzi di Scerbanenco,  termine appropriato al rigoroso bianco e nero della classica tre strisce Bonnelliana, e all’atmosfera Belle Epoque d’inizio Novecento, divisa tra l’euforia del bon vivre e l’inquietudine  artistica, sociale e culturale dei periodi che precedono o seguono una guerra.

La storia è infatti ambientata nella Milano futurista, tra il 1907 e il 1908, con le case di ringhiera e i navigli scoperti di una Venezia industriale, dove la polizia scientifica, un RIS ante litteram che fondò Giuseppe Zanardelli nel 1903, ideava metodi più rigorosi dell’analisi fisionomica alla Lombroso.

Mentre il pittore Alessandro Simonetti cerca di tradurre sulla tela i propri incubi, il commissario Matteo De Vitalis indaga su una serie di delitti che sconvolgono l’ ”intera” città: anche se tutto avviene nella prima circonvallazione, nel primo naviglio, a quel tempo a tutti sembrava di muoversi in uno spazio enorme.

A Simeoni interessa molto il rapporto tra talento e follia, tra arte e ossessione, perché un’opera straordinaria non è solo artistica o ingegneristica. Il Genio con la g maiuscola può anche creare il delitto perfetto.

Consultando l’ufficio storico della polizia di Roma Simeoni scopre il casello giudiziario, il “bertillonage”, un confronto biometrico basato sulle impronte digitali, i connotati e le misure fisiche. Nasce il “ritratto parlato” antesignano dell’identikit, e il fotografo Umberto Ellero inventa “l’ellerogramma”, per trasmettere le immagini a distanza come fa oggi il fax. E poi c’è il “blefarostato”, uno strumento per tenere aperte le palpebre che si rivela determinante nella storia.

Simeoni, appassionato di motori (tra l’altro sogna di disegnare un giallo a fumetti ambientato lungo il percorso della Mille Miglia del 1950, mentre ne ha già scritto la sceneggiatura e soprattutto il libro), scopre che proprio nel 1907 la gomma di auto da un tubo non scolpito – che favoriva slittamenti e forature – passa al battistrada, invenzione ignota anche all’assassino. O che a inizio secolo le targhe di Milano iniziano tutte con la cifra 38, come in Francia dove ogni città ha tuttora il proprio numero identificativo.

Tutto disegnato a mano, spesso una sola faticosa tavola al giorno, nel vincolo (per lui solo apparente) del monocromatico e della gabbia classica delle tre strisce, Simeoni disegna fotogrammi wide screen, lavora soprattutto sull’inquadratura, l’espressività e la recitazione dei personaggi, tanto che la storia ha una eccezionale potenza espressiva al di là del testo di didascalie e baloons.

Nonché ci regala la meraviglia e la sorpresa di atmosfere e paesaggi perduti, come la migliore arte: quella che emoziona e mostra ciò che non si potrebbe altrimenti o che, purtroppo, non esiste più.

Gigi Simeoni

Gli occhi e il buio
Sergio Bonnelli Editore
Pagg. 302
Euro 8,00

20 giugno 2011


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