Gli italiani arbitri anche in economia

Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi è candidato alla guida della Banca Centrale Europea, soprattutto dopo che Axel Weber, il governatore della banca centrale tedesca, si è dimesso dall’incarico e ha rinunciato a correre per la presidenza della BCE. Ma in Germania ci sono molte resistenze. Il tabloid Bild ha definito Draghi l’uomo della Lira, ha criticato il suo passato alla Goldman Sachs e ha detto che “dieser Italiener auf gar keinen Fall”, questo italiano assolutamente no, non può diventare presidente della BCE.  Il periodico Spiegel si è chiesto se il prossimo “Mr Euro” deve proprio uscire da un “zwielichtigen Staatskasino”, da un equivoco casinò di stato, perché la banca centrale italiana ha una reputazione discutibile: nel 2005 Antonio Fazio fu costretto a dimettersi per abuso d’ufficio e insider trading, nonché negli ultimi anni l’Italia è stata protagonista di speculazioni, ondate di inflazione e crisi monetarie. La candidatura di Draghi ricorda la frequente designazione di arbitri italiani nelle finali di Champions, oppure dei campionati mondiali e europei di calcio: siamo abituati alla complessità, a mediare contrasti e controversie, ad operare sotto pressione, conosciamo bene gli inganni e le debolezze. Ma non è dovuta a coincidenze fortunate, perché dal punto di vista bancario abbiamo molto da insegnare a tutto il mondo: istituti di credito solidi (con una media del solo 6,23% di crediti deteriorati), un basso indebitamento dei privati e una coesione solidale della famiglia. Un paese manifatturiero di grandi lavoratori, risparmiatori e proprietari di case.
Non a caso dopo la recente crisi alcuni istituti esteri, ad esempio Ing e Barclay’s, si sono fatti più agguerriti per raccogliere i risparmi del mercato italiano. Negli anni 2008 e 2009 la ricchezza delle famiglie italiane era di 8.283 miliardi di euro, contro solo 805 miliardi di debiti, cioè il 10%. In Inghilterra fatti 100 risparmi delle famiglie i debiti sono 100; in Usa su 100 di risparmi i debiti sono 150. Le banche italiane raccolgono il 63% dalle famiglie: il 70% di questa raccolta va al finanziamento delle aziende italiane e solo il 22% ai mercati finanziari, favorendo un circolo virtuoso e nazionale. In Germania le banche raccolgono il 33% dalle famiglie destinando solo il 24% alle aziende. La maggioranza viene impiegata in investimenti finanziari e speculazioni. Una volta tanto Italia – Germania finisce 1-0.

1 aprile 2011


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