Gli artisti in fabbrica

Leggo sul blog di Wobi (World of Business Ideas):

Risolvono i problemi, sono creativi, lavorano in autonomia: queste sono solo alcune delle caratteristiche di un nuovo tipo di impiegati più simili agli artisti che ai comuni lavoratori.  Aziende, università e anche movimenti globali stanno facendo sempre più affidamento su questo profilo. Riesci ad immaginarti circondato da artisti sul luogo di lavoro? Forse lo sei già: potresti anche essere uno di loro! Due famosi autori, Daniel Pink e Seth Godin, hanno formulato 8 motivi per cui le aziende dovrebbero incorporare l’arte nel loro DNA. “Perché non diamo agli impiegati più libertà in ufficio, permettendogli di migliorare in qualcosa che amino, e riempiendo il luogo di lavoro di senso di scopo?”.

Ma davvero crediamo che nelle aziende si dia spazio a profili di questo tipo? Forse Google, Apple, e poche altre “stars”. In Italia notizie del genere fanno certamente sorridere i manager perché lo spirito creativo ed artistico è in realtà bandito, visto con estrema diffidenza. Qui  conta la disciplina, la gerarchia, la piramide, produrre e trasformare con i metodi tradizionali. Qui chi lavora tante ore è considerato produttivo, indipendentemente da quello che davvero rende, indipendentemente dalle sue attitudini e inclinazioni, nonché dalle motivazioni che riceve. In tempi di crisi c’è bisogno di idee, di visioni diverse: visioni nel senso inglese di obiettivi a lungo termine, e nel senso italiano di sogni, fantasia estrema. Sovversiva aggiungo. Ma per queste servono gli artisti e nelle aziende, se mai riescono a sopravvivere, vivono in clandestinità ed esprimono il proprio talento in altri campi e in altri orari.

24 luglio 2012


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