Games Week di Milano: per vedere in anteprima “Watch Dogs” e cosa diventeremo

Sono stato alla manifestazione “Games Week” che si è tenuta alla FieraMilanoCity, questo weekend. Come guida mio figlio quindicenne, altrimenti rischiavo brutte figure.
È un’esperienza ideale per capire gli adolescenti contemporanei, chiamati dai media in vari modi: geek, smanettoni, nerd, spesso con una punta di sarcasmo e disprezzo. Ma anche per raccogliere nuove idee creative, segnali sulla società in trasformazione.
Con un’organizzazione pessima e in spazi totalmente inadeguati per un evento che ha attirato migliaia di visitatori, tra la folla saltano subito all’occhio i Cosplay: chi indossa costumi che rappresentano i personaggi dei videogiochi. Mi spaventa un ragazzo che tiene un grosso fucile nascosto sotto un lenzuolo bianco, o un altro che, vestito da gangster, imbraccia una piccola mitragliatrice. Mi vengono in mente le stragi degli adolescenti nelle scuole americane.
Ma i ragazzi cercano soprattutto gli You tubers più famosi: Giampytek, il Cina (madre cinese e padre italiano), Il Vostro Caro Dexter, Farenz, Justrhon, Quei Due sul Server, Giorgio Cappello di Paglia.
Cioè coloro che hanno un canale su YouTube con centinaia di migliaia di iscritti, dove recensiscono i videogiochi , e li giocano in video che poi postano sul loro canale.
Mio figlio mi dice: “Noi guardiamo solo YouTube. Quasi mai la televisione perché non ha programmi che ci interessano”. E così con lo smartphone si fanno molti scatti accanto al beniamino, per postare la foto sui social network e dire: “io c’ero, io l’ho visto”… (continua a leggere) Si poteva provare in anteprima nazionale la console Xbox One e la PlayStation 4. Al centro del padiglione in un’Arena ci si sfidava soprattutto giocando a Fifa 14. Fuori dagli stands file interminabili per giocare o vedere in anteprima i giochi in uscita nelle prossime settimane: Watch Dogs, Call of Duty Ghosts, Battlefield 4 e Grant Turismo 6.
Per la prima volta anche un piccolo spazio dedicato ai programmatori indipendenti, dove provare in anteprima giochi italiani come “City of light” ambientato nell’ex manicomio di Volterra: nella dimostrazione si veniva guidati su una carrozzina, legati ad una camicia di forza, indossando l’”oculus rift”: prodotta manco a dirlo in California, è una maschera-visore per la realtà virtuale che trasmette in tempo reale i movimenti della testa al PC per entrare, immergersi completamente nel gioco. La prossima frontiera del gioco.
In un angolo, ai margini del padiglione, la sezione “Retro” per chi, come me, ha iniziato sul Commodore 64 e l’Atari 2600, con videogiochi preistorici come Space Invaders e Pong: fa tenerezza rivedere certi schermi e apparecchi, se li si confronta con il livello di adesione al vero delle immagini, con gli intrecci di sceneggiature da premio Oscar, con il coinvolgimento sensoriale dei giochi di oggi.
Ho visto in anteprima “Watch dogs”: un capolavoro di inventiva, grafica e intreccio, edito dalla casa francese Ubisoft uscirà la prossima primavera. Narra la storia di un hacker ex criminale, Aiden Pearce, il cui passato turbolento ha causato una tragedia alla sua famiglia. Ambientato in una Chicago riprodotta fedelmente, dove una rete centrale di computer connette tutto e tutti (e in effetti Chiacago è una delle metropoli al mondo più controllata informaticamente), “Watch Dogs” racconta l’impatto e i pericoli della tecnologia sulla nostra società. Infatti Aiden Pearce cerca vendetta, e la fa utilizzando il suo smartphone, e dunque la città, come un’arma: manomette, cioè hackera, (“hacking is our weapon” è il motto: piratare è la nostra arma), sistemi e programmi, perché nel gioco la rete di Chicago, la Central Operating System (ctOS), controlla la tecnologia e le informazioni dell’intera città, inclusi i dati personali di tutti i suoi residenti. Pearce, dal palmo della sua mano, ha accesso alle onnipresenti telecamere di sicurezza, controlla cellulari, semafori, i trasporti pubblici e molto altro.

Uscendo frastornato dalla confusione e dal bombardamento degli stimoli visivi, capisco di più il fascino che questo mondo parallelo e virtuale può esercitare su un adolescente, e in un “semplice” videogioco leggo in anteprima cosa potremo presto diventare.

27 ottobre 2013


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