Freakonomics: il calcolo dell’incalcolabile

In Italia abbiamo coniato espressioni ricercate quali “perdita del potere d’acquisto dei salari” e “precariato”, dove l’ingegno è riservato solo alla retorica ed al linguaggio piuttosto che alla ricerca di una spiegazione concreta e verificabile.

C’è un collegamento tra la legge sull’aborto e la criminalità? Tra i lottatori di sumo e gli insegnanti delle scuole elementari? Perché gli spacciatori vivono ancora con la mamma? Il nome di battesimo può determinare un destino? Sono alcune delle domande spiazzanti e provocatorie che si pone Steven Levitt, premiato come il più brillante economista americano sotto i quarant’anni, in un libro che è già ironico e dissacratorio nel titolo: “Freakonomics” letteralmente economia bizzarra, da baraccone. In realtà Levitt utilizza dati certi ed il metodo scientifico, sempre sostenuto dalle statistiche e dalle tecniche econometriche, e seppur accosti gli eventi più estranei in una sorta di cortocircuito (o forse proprio in virtù di questo), riesce lentamente a scardinare i luoghi comuni e quella saggezza convenzionale che rappresenta spesso un’errata scorciatoia del pensiero.

E lo fa dimenticandosi il politically correct, conscio delle naturali reazioni di sdegno del lettore che annuncia anche Tito Boeri nell’introduzione, con estrema onestà intellettuale, offrendo spunti di riflessione preziosi.

La resa espressiva è semplice e chiara, tipicamente anglosassone, ma ha il raro beneficio di risparmiarci le banalità e le lungaggini di introduzioni, prologhi, epiloghi e la declinazione dello stesso argomento, caratteristiche di molti manuali statunitensi.

Steven Levitt
Freakonomics
Il calcolo dell’incalcolabile
Sperling&Kupfer, Euro 17,00, pagg 267 

24 agosto 2011


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