Fare affari per capire gli altri

Neppure durante gli anni della battaglia di Lepanto (1571), il fondaco dei Turchi a Venezia venne chiuso. Le flotte si combattevano nei mari ma i commerci continuavano, attraverso gli ebrei o la Repubblica cuscinetto di Ragusa, l’attuale Dubrovnik. Quando il sultano esponeva i trofei dei nemici fuori dal Serraglio significava che l’Impero era in guerra. Allora si pregava ovunque per la vittoria sugli infedeli e per una guerra che era sempre considerata santa: il collante della elefantiaca monarchia ottomana. La storia si ripete: Ahmadinejad invita il popolo iraniano a combattere gli infedeli, ma i commerci con l’occidente continuano, anche con le aziende di Brescia. L’italia è il secondo fornitore dell’Iran, con una media di più di due miliardi di euro all’anno: grazie ad una nazione giovane, con l’età media tra le più basse del mondo, un’industria automobilistica molto attiva e la necessità di aggiornarsi tecnologicamente. Per fortuna le leggi del mercato superano i conflitti religiosi, razziali, ideologici. Peccato si combatta una guerra più o meno fredda, fatta  di parole, minacce, sanzioni, embarghi, mentre tra gli imprenditori di paesi diversi si stringono legami profondi di stima, fiducia, collaborazione, reciproco interesse. L’iraniano è integralista, l’africano è arretrato, il cinese è un contraffattore finché non facciamo affari con loro, e insieme scopriamo le loro necessità, ambizioni, progetti, ascoltiamo la loro storia, uguale alla nostra.
Senza trascurare che le scelte delle azioni governative per promuovere l’export italiano nel mondo dovrebbero tener conto dei numeri. Mentre è ancora incerto il futuro dell’ICE, l’Istituto per il Commercio con l’Estero, un recente studio di Brescia Export mostra che il primo acquirente dei prodotti italiani a livello procapite è la Svizzera con 2.093 euro a persona (la sesta a livello assoluto!), seguita dalla Slovenia con 1.744 euro a persona (ventunesima a livello assoluto). Polonia e Turchia, di cui si parla poco, importano dall’Italia più di 8 miliardi di euro all’anno, al nono e decimo posto a livello assoluto, tanto quanto la Russia che ha ancora un grande potenziale da esprimere rispetto a Cina, India e Brasile, seppur siano anni che rimanga purtroppo latente. Al primo e secondo posto si confermano sempre le due leader europee: la Germania importa dall’Italia 44 miliardi, 39 la Francia. L’82% dell’export italiano è destinato all’Europa. Ecco perché deve starci a cuore l’Europa, il suo stato di salute e il suo futuro.

2 aprile 2012


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