Energie rinnovabili: la sfida tedesca e quella italiana

Il valore del mercato delle rinnovabili in Italia nel 2010 era circa 21 miliardi di euro, con il fotovoltaico protagonista per circa 11,5 miliardi, mentre l’eolico pesava per 2,6 miliardi (in calo di circa il 15% rispetto al 2009).

Il recente decreto Romani-Prestigiacomo sulle fonti rinnovabili ha provocato molte reazioni negative: troppi vincoli e pochi incentivi, una legislazione ancora confusa che allontana gli investitori esteri. Le aziende che avevano già investito stanno organizzando una sorta di class action per chiedere un risarcimento.

La Germania vuole sostituire l’intera capacità energetica delle centrali atomiche entro il 2036: nel giro di 10 anni l’energia rinnovabile dovrà contribuire a più del 40 per cento della produzione totale di energia. Ad esempio con le turbine eoliche che affonderanno anche per 60 metri i relativi piloni di sostegno nel mare del nord. Alcune saranno talmente grandi da dover costruire nuove fonderie per fonderne i relativi pezzi.
Dopo il terremoto in Giappone si è compreso che un eventuale guasto di una centrale atomica nelle regioni più industrializzate, ad esempio Baviera o Baden Wurttemberg, potrebbe annullare l’intera nazione per un effetto a catena che la catastrofe giapponese ha in parte mostrato, ma che la collocazione periferica di Fukushima ha anche fortunatamente contenuto.

Le enormi pale delle turbine volteggiano già in numerose aree: ad esempio nel parco naturale Kellerwald-Edersee, nel centro della Germania, tra boschi, campi di colza, chioschi che vendono asparagi freschi, e gli antichi fienili diventati abitazioni con i tetti acuti lucidi di pannelli solari.
I vincoli estetici e paesaggistici sono stati superati in nome della strategia nel lungo termine. Qui non ci sono nomi come BMW o Daimler, però molte aziende sono eccellenti sub-fornitori: ad esempio c’è chi fonde pezzi in metallo con finiture estetiche perfette per i rubinetti Hansgrohe, l’oblò delle lavatrici Miele o la consolle della Porsche. Oppure il leader mondiale nella produzione di accessori e utensili in metallo per l’arredamento.

Un tedesco alla guida di un’auto rispetta sempre i segnali di velocità massima ai lati della strada. Un italiano invece si regola sull’intensità del traffico, l’ora del giorno, le condizioni atmosferiche, l’eventuale fretta. Certamente l’applicazione rigida di una regola ha alcuni limiti e la flessibilità spesso può premiare. Però rispettare una strategia con coerenza, alla lunga è più efficace che rimanere anni immobili nella discussione di tutte le alternative, il rispetto dei vari vincoli, oppure la valutazione di ogni istanza ed interesse.

3 giugno 2011


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