Dalla scuola all’impresa: un percorso formativo

Recita di fine anno della scuola Media, un breve spettacolo che è anche un bilancio annuale per i genitori: gratifica ascoltare la proprietà di linguaggio degli alunni, la loro competenza nelle varie materie, il coinvolgimento dei docenti. Nella scuola ci riscopriamo tutti uguali. Perché chiunque si preoccupa che i propri figli seguano un percorso formativo completo, che frequentino scuole serie dove possano ricevere una istruzione adeguata, a maggior ragione oggi, in tempi sempre più specializzati, con professioni in costante evoluzione. Fuori dalle scuole le mamme affrontano i temi critici riguardo il futuro dei figli: si è convinti che l’Università non basti più, si discute sull’offerta dei vari Master, si sogna un soggiorno e uno stage all’estero. Nel frattempo le aziende ricevono ogni giorno decine di telefonate, fax ed e-mail che offrono seminari, corsi executive (cioè dedicati a chi già lavora), conferenze internazionali con i relatori più illustri, master di specializzazione con modalità mista: sessioni on line, dette off-campus, e sezioni in aula. Si è adeguata a questa modalità di insegnamento anche la famosa Harvard Business School. L’obiettivo è attrarre un numero maggiore di potenziali alunni, con un messaggio occulto: chi non si aggiorna resta indietro. È un mondo che impone un senso di inadeguatezza, che “alza l’asticella” come dicono gli americani. Con le dovute cautele. Giusto cercare una preparazione migliore, a patto di non perdere la concentrazione sul lavoro quotidiano che invece esige una costante attenzione e vigilanza.

Nelle università italiane l’orientamento delle matricole è valido ma spesso autoreferente: aiuta a capire il migliore percorso di studio considerando l’offerta dell’istituto e le inclinazioni del singolo, ma non coinvolge adeguatamente le aziende che potrebbero indicare le proprie reali necessità. Ad esempio si toccherebbe con mano che, ormai, la maggior parte delle posizioni presuppone la discreta conoscenza della lingua inglese. Prima di iscriversi all’Università, oppure ad un corso di specializzazione, ai neo diplomati sarebbe molto utile dialogare con le aziende. Si può comunque farlo tramite amici, parenti, conoscenti, a costo di risultare invadenti, per ascoltare e chiedere cosa cercano davvero. Per entrare un giorno in azienda più preparati, in tutti i sensi: a livello di conoscenze specifiche e di atteggiamento, di disposizione al lavoro e dote professionale. A Barcellona funziona molto bene un programma di collocamento inventato da un italiano. Spesso solo perché, valutando la preparazione di chi cerca, suggerisce una serie di alternative che il candidato ignorava. Gli studenti americani si avvicinano progressivamente alle aziende grazie ai lavori stagionali e estivi.

Mentre i ragazzi dovrebbero avvicinarsi alle aziende, le aziende dovrebbero però avvicinarsi alla scuola. Le nostre Università locali sono un alleato prezioso e purtroppo ancora poco utilizzato per lo sviluppo di prodotti, processi, test e ricerche. Garantiscono notevoli risorse umane e costi ridotti che le aziende individualmente non potrebbero mai ottenere. Per chi invece già lavora e sente il bisogno di un aggiornamento, non è necessario andare a Milano o volare a Boston: grazie all’azione combinata dei contributi della Camera di Commercio, dell’Associazione Industriale e di alcuni gruppi bancari, presso Isfor si può frequentare un vero Master in Economia e Gestione della Piccola e Media Impresa, in orario extra-lavorativo e alla cifra simbolica di soli 300 euro.

8 novembre 2010


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