Confessioni e anatemi di Emil Cioran

È uscito per la prima volta in Italia l’ultimo libro che Emil Cioran – filosofo e scrittore, rumeno ma francese d’adozione in un percorso letterario e linguistico che ricorda quello di Milan Kundera – pubblicò in vita, nel 1987.

Adelphi sta ristampando i testi fondamentali di vari autori del Novecento, tra i quali quelli di Alberto Savinio, Georges Simenon, Giorgio Manganelli, Paul Valery, e i lettori “scoprono” pagine sempre attuali in virtù del loro eccezionale valore.
Cioran, come lo stesso Valery, predilige il frammento, dove “verità e ubbie si susseguono da un capo all’altro” come disse lo stesso autore quando presentò il libro. I frammenti assecondano anche la fruizione contemporanea, fatta di pause risicate, di tanti piccoli assaggi, in questo caso con il beneficio della sostanza, della carica energetica anche nelle singole e isolate somministrazioni. Erano forse l’espressione più consona di una vita piena di noia, solitudine, insonnia e disprezzo. Spesso sembrano scritti di getto, assecondano l’umore e catturano l’attimo prima che cada nell’oblio di una dimenticanza quasi necessaria per non ingolfare la mente. In realtà sono tutti illuminations perché Cioran era lucido, disincantato, spietato e terribile (anche con se stesso) fino alla rivelazione; per lui il sapere, l’essere coscienti del nulla e dell’arido vero, diventano una liberazione, una catarsi.  Prendendo proprio spunto da uno di questi, mentre leggiamo ci sembra infatti di vedere lo scrittore con un “sorriso canzonatorio, segno di liberazione e trionfo”, perché anziché “andare verso il nulla lo ha già lasciato”, e può dirci cosa ci aspetta, quello che ha visto.
Accorre spesso in aiuto il contrappunto della ironia: attenua, dà un tocco di leggerezza, ma al contempo ridicolizza ulteriormente la presunzione, la psicanalisi, l’orgoglio, addirittura la vita sempre minacciata dalla morte, sempre ostaggio della morte.

Cioran annota verso la fine del libro che l’ultimo poeta importante di Roma, Giovenale, e l’ultimo scrittore notevole della Grecia, Luciano, hanno lavorato sull’ironia, sono due letterature finite con l’ironia. “Come tutto, letteratura o no, dovrebbe finire”.

E.M. Cioran
Confessioni e anatemi
Adelphi
Pagg. 133, Euro 14,00

18 agosto 2011


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