Com’è fatta una poesia? Risponde nel modo migliore Nicola Gardini

Per la poesia non mancano in Italia ottime riviste, numerose – forse sarebbe meglio dire coraggiose – case editrici, alcuni festival, competenti rubriche e recensioni, nonché migliaia di concorsi.
I poeti poi, come ha scritto recentemente Paolo di Stefano, sono un “esercito scalpitante”.
Insomma c’è tutto, anzi no, mancano solo i lettori, perché nemmeno i poeti leggono poesia, e nel suo “La poesia. Come si legge e come si scrive” (Il Mulino), Alberto Bertoni è stato chiaro: “il rapporto tra chi legge e chi scrive poesia, oggi in Italia, è circa di uno a mille”.

E tra chi legge, aggiungiamo pure noi spietati, rarissimi quelli competenti.
Dopo il manuale di Bertoni e quello di Valerio Magrelli, “Che cosa è la poesia” (Sossella Editore), si raccomanda a tutti gli aspiranti poeti un ottimo manuale: “Com’è fatta una poesia?” di Nicola Gardini, professore all’Università di Oxford, romanziere, poeta, saggista e traduttore di poesia, già vice direttore della rivista Poesia dell’editore Crocetti.
Nel suo prestigioso curriculum Gardini unisce tutte le anime della poesia e dunque parla con estrema competenza, ma soprattutto chiarezza e semplicità, una dote rara eppure indispensabile nella critica letteraria.

Dunque un saggio “per tutti” come si diceva un tempo, perché adatto, anzi obbligatorio, agli aspiranti poeti,  utile ai rari lettori, e infine sussidiario per gli insegnanti che dovrebbero riportare nelle scuole il piacere della lettura e dell’analisi della poesia, intesa anche come conforto, viatico, strumento per interpretare meglio la vita.

Si parte con il “togliere”, che ricorda il motto delle lezioni di scrittura di Giuseppe Pontiggia: “Scrivere vuol dire saper rinunciare”, perché con qualsiasi scrittura è innanzitutto una questione di economia. Si continua con il “trasformare”, quando il linguaggio da referenziale si fa performativo, creativo, gli oggetti assumono un nuovo valore, le parole diventano epifanie. E poi ci si addentra nelle caratteristiche più formali: ritmo, rima, verso e strofa, per scomporre la poesia e coglierne i messaggi interni, inconsci, solo apparentemente invisibili. In conclusione alcune doverose riflessioni sulla traduzione, questione spinosa che Gardini risolve con la sua consueta “levitas” oltre ad alcuni esempi che spiegano più delle teorie e delle diatribe sull’argomento.

Colpiscono come una poesia alcune righe tra le ultime pagine, dove Gardini, citando Eliot, e indirettamente Leopardi, sottolinea che forse non esistono parole belle o brutte ma solo rapporti riusciti tra le parole, conta il loro rapporto “affettivo” di relazioni analogiche che amplificano, evocano, suggestionano. E alla fine ci rendono migliori.

Nicola Gardini
Com’è fatta una poesia?
Sironi Editore
Euro 14,50
Pagg. 221

23 gennaio 2011


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