Cena di classe

Incontrare un vecchio compagno del liceo alla classica cena di classe può essere un’esperienza destabilizzante. Scoprire che un ex compagno ha raggiunto un traguardo professionale che non mi sarei mai aspettato, vedere che ha fatto qualcosa di straordinario, mi fa sentire inadeguato in un confronto che è più facile ed immediato. Mi vengono in mente i film americani sulla vita del college, quelli che, alla fine, lasciano un fermo immagine su ogni attore, catturato in una scena esilarante, dove era particolarmente stupido o goliardico, e sotto scrivono chi è diventato da grande: scienziato, presidente degli Stati Uniti, inventore, artista, genio.
Perché società è un termine vago, abusato. Credo piuttosto che la società sia la classe del Liceo, quel microcosmo è la vera metafora della società: si parte tutti insieme, si riceve la stessa formazione e dunque il paragone e il confronto con coloro che ti hanno accompagnato in anni fondamentali è spontaneo.Ma provo anche insofferenza perché mi rivela la mia incapacità retrospettiva. Mentre perdevo tempo in pratiche inutili lui lavorava sodo. Mi chiedo quando ha trovato il tempo, come ci è riuscito visto che siamo partiti nello stesso momento, alla pari, ricevendo gli stessi insegnamenti? Arrivo a pensare che abbia ottenuto un riconoscimento immeritato, forse illegittimo.
Inoltre per un compagno di classe si è rimasti quelli di allora, nonostante qualsiasi carica e posizione sociale raggiunta nel frattempo (e che magari si difende a fatica, della quale si è molto fieri). Mi ha frequentato in anni dove ci stavamo formando, dove eravamo tutti alla pari, mi ha preso in giro quando prevaleva il senso di inferiorità, gli imbarazzi e le difficoltà della crescita. E può dunque permetterselo di farlo ancora, come allora.
Se al Liceo un compagno riteneva che fossi un cretino, anche se poi sono diventato il presidente della Repubblica per lui sono rimasto il solito cretino. Magari non si sopporta più quella confidenza ed aggressione, eppure non si riesce a reagire.

A posteriori si ritrovano anche le vecchie passioni e inclinazioni, la stessa sensibilità dell’adolescenza, lo stesso carattere.
Per qualcuno allora erano sopiti, meno evidenti e comunicavano un’immagine che un incontro postumo, dopo vent’anni, può addirittura ribaltare e rivalutare.

E poi con i propri compagni di classe sarà impossibile barare, sopravvalutarsi, fingere, perché loro ci conoscono bene e hanno una confidenza ed un occhio spietato che mai nessuno avrà e si permetterà per il resto della vita. Infine credo che al Liceo si metabolizzi definitivamente il concetto di autorità: la vera autorità, quella esercitata dai professori in pubblico, che riceviamo con gli occhi e il giudizio degli altri puntati addosso, non l’autorità circoscritta dei genitori nel chiuso delle case.

Non poco per una semplice cena di classe, però aiuta a spiegare le defezioni che accampano scuse improbabili o i rifiuti perentori a parteciparvi.

24 febbraio 2012


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